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Scritto Da Felice Moro il giorno 08 Gen 2009

http://www.felicemoro.com/breve-storia-della-comunicazione/

L’articolo è incentrato sulla storia, struttura e funzioni della Comunicazione. La comunicazione è una relazione che si stabilisce tra due o più … (Clicca sul titolo per continuare a leggere l’articolo)

 
Scritto Da Felice Moro il giorno 06 Giu 2021

La Lettera agli Efesini e quella ai Colossesi sono due importanti documenti della dogmatica e della mistica dell’epistolario paolino. Sono due epistole affini per strutture concettuali, stili narrativi, caratteristiche linguistiche, formali e lessicali dell’attività apostolica di S. Paolo, volte a sollecitare i primi cristiani dell’Asia a non tentennare in materia di fede, ma a restare fedeli e coerenti alla dottrina ricevuta. In entrambe Paolo afferma la centralità della fede nella figura di Cristo Redentore. Egli è “il Verbo fatto carne” che, con il suo sacrificio sulla croce, ha compiuto il progetto di salvezza dell’uomo, concepito da Dio Padre fin dalla creazione del mondo. Dio, infatti, aveva stabilito, fin dal principio, la salvezza dell’uomo dal peccato di Adamo e la sua elezione a figlio adottivo in Cristo.
Questi era il suo Figlio unigenito, il quale fu concepito da donna, venne al mondo per portare la buona novella, fu rifiutato dai suoi e messo a morte dalle autorità giudaiche perché la sua dottrina sconvolgeva l’assetto formale stabilito dalla legge mosaica. Il terzo giorno risuscitò dalla morte, fu assunto in cielo dove, intronizzato, siede alla destra di Dio Padre, da dove domina l’universo, mettendo ai suoi piedi tutti gli esseri viventi, celesti e terrestri.
Pur affrontando la stessa materia teorica, di alta levatura teologica della Lettera ai Colossesi, la Lettera agli Efesini presenta uno stadio più avanzato di sviluppo delle idee e una maggiore elaborazione degli apparati tecnico-linguistici.
In questa presentazione, la Lettera viene commentata e semplificata, sia nell’apparato concettuale, sia nelle tecniche formali, linguistiche ed espressive, dalle quali traspare, anche involontariamente, l’impronta personale del commentatore. Il tutto senza nulla togliere al significato autentico del documento, riportato in originale; anzi, potenziando e integrando, quando è necessario o possibile, la sua portata semantica, storica e letteraria, rapportata alla sensibilità e ai gusti della cultura moderna.

Scritto Da Felice Moro il giorno 06 Giu 2021

Paolo è prigioniero, ma non dice dove. L’amore per il Vangelo gli ha guadagnato la prigione; tuttavia, egli non si preoccupa tanto della sua sorte, quanto della tenuta della fede nelle sue comunità. L’attività missionaria dell’Apostolo è intensa, non conosce sosta neanche quando è recluso in carcere, dove, per fortuna, gli viene lasciata la libertà di ricevere i suoi collaboratori, di predicare e di accogliere chiunque vada a trovarlo. Infatti, proprio dal carcere egli detta i suoi frutti teologici, dottrinari e letterari migliori.
Il beneficio della sua opera missionaria è immenso e non ha termini di paragone; in modo particolare se si pensa alla vita spirituale che i Pagani conducevano da millenni, pietrificata nell’idolatria feticistica, materialistica e magica della Preistoria.
Il compito del grande missionario, protagonista della loro conversione, è indissolubilmente legato alla proclamazione della regalità universale di Cristo. Egli è l’immagine visibile del Dio invisibile. “Tutte le cose sono state create per mezzo di lui”, ha affermato Giovanni nel suo Vangelo. Cristo, il Verbo incarnato, esiste da prima di tutti gli altri esseri, a tutti dà consistenza ed è anche il capo del corpo della Chiesa. La sua Parola, il suo Vangelo, nel loro significato più profondo, non ammettono l’introduzione di altri culti o di altri insegnamenti.
La conoscenza del primato di Cristo e tutte le implicazioni teologiche e dottrinarie che ne derivano, escludono qualsiasi altra contaminazione con gli elementi del mondo, come “il fatuo inganno” della filosofia, frutto del tronfio orgoglio della ragione umana. Le conseguenze dottrinali sono semplici: chi è rinato in Cristo, è morto alle passioni del mondo; è morto l’uomo vecchio, carnale, ma è rinato l’uomo nuovo spirituale. Le raccomandazioni fondamentali dell’attività pastorale di Paolo si concentrano intorno ad alcuni capisaldi della dottrina: l’amore per il prossimo, l’amore vicendevole tra i fedeli e l’annuncio della Parola, formano i momenti di perfetta vita cristiana. Colossesi, Efesini, Filippesi, sono avvertiti: non si lascino traviare dalle subdole seduzioni umane delle forze del Maligno.
Il lavoro di esegesi e di presentazione di questa Lettera è identico a quello che è stato fatto per la presentazione della Lettera agli Efesini, da molti considerata la sua lettera gemella, cui si rimanda per la metodologia storiografica e il commento anche di queste pagine.

Scritto Da Felice Moro il giorno 18 Apr 2021

La seconda lettera di San Paolo ai Tessalonicesi, a parte alcuni concetti particolari, appare come la prosecuzione della prima lettera inviata agli stessi destinatari della città macedone. Le persecuzioni sembrano un male inevitabile connesso alla condizione ontologica dei cristiani. Paolo cerca di darne una giustificazione teologica. I giudei, come hanno perseguitato e ucciso Gesù Cristo, hanno perseguitato e ucciso gli apostoli e ora perseguitano i fedeli ovunque: in Giudea, in Palestina, in Asia e in Grecia. Ma verrà il giorno della resa dei conti per tutti: al ritorno del Signore (la parusia), i perseguitati riceveranno il premio con la vita eterna in paradiso, i persecutori riceveranno la loro condanna nelle pene eterne dell’inferno. Il testo è stato commentato, analizzato e semplificato nei suoi aspetti strutturali e formali per renderlo di facile comprensione a tutti.

Scritto Da Felice Moro il giorno 18 Apr 2021

I tessalonicesi sono stati convertiti prima di altri al Cristianesimo per un colpo di fortuna. Accadde quando il gruppo dei missionari di Paolo fu cacciato via da Filippi e, in fretta e furia, si rifugiò a Tessalonica. La lettera ricorda l’esperienza di evangelizzazione che i missionari compirono nella città macedone a favore dei suoi abitanti, primizia della fede cristiana in Europa.

Scritto Da Felice Moro il giorno 09 Feb 2021

Filippi è stata la città della Macedonia in cui Paolo fondò la prima comunità cristiana d’Europa. la lettera è un documento di carattere evangelico che contiene un forte e reiterato richiamo dell’apostolo ai fedeli della comunità a vivere il vangelo nella gioia che ci ha lasciato il Signore risorto. È un invito a perseverare fedelmente nella pratica autentica della dottrina cristiana che egli ha loro insegnato, senza lasciarsi sviare dagli oppositori: giudei integralisti, ancora legati alla pratica della circoncisione, falsi profeti, nemici dell’apostolo e del suo Vangelo. Egli fa queste osservazioni perché attraverso notizie riferitegli da altri è venuto a sapere che molte cose stanno cambiando all’interno della comunità. L’Apostolo avverte il pericolo che i fedeli possano essere disorientati e di aver faticato invano perché il suo impegno missionario rischia di essere compromesso dalla subdola propaganda demolitoria della fede da parte dei suoi nemici; e, non potendo andare di persona a parlare con loro, affida i suoi richiami e i suoi consigli alla lettera.
Quest’articolo analizza e commenta il documento apostolico nella sua interezza. Le parti più significative sono state riportate integralmente dal testo originale ed evidenziate con la virgolatura; le parti del testo ripetitive, prolisse o complesse sono state snellite, sintetizzate e semplificate sia nella loro veste grammaticale e lessicale, sia in quella concettuale. Con questi adattamenti il documento apostolico può essere letto e capito da chiunque, anche dalle persone che hanno poca cultura. L’importante è che abbiano la voglia di leggere, di conoscere i testi sacri e la storia evolutiva del Cristianesimo e delle origini.

Scritto Da Felice Moro il giorno 04 Gen 2021

Il motivo che ha spinto Paolo a scrivere la lettera è dettato da un forte richiamo che egli rivolge ai Galati per la loro incoerenza nella tenuta della fede. Quando egli viene a sapere che essi, da lui convertiti al Cristianesimo poco tempo prima, si sono lasciati sviare dai suoi nemici Giudei o Giduaizzanti per ricadere nelle trappole dell’idolatria o nell’osservanza asfissiante delle leggi mosaiche l’apostolo, indignato, affronta la situazione di petto con tutta la potenza della sua dottrina e la sua eloquente capacità persuasiva, sicuro che le sue pecorelle smarrite faranno ritorno all’ovile dell’autentica fede in Cristo Gesù da lui trasmessa con impegno, sacrifici e grande senso di abnegazione umana. Il documento epistolare qui presentato viene analizzato, sintetizzato nelle parti prolisse o di difficile interpretazione e reso accessibile anche al comune lettore.

Scritto Da Felice Moro il giorno 14 Ott 2020

Corinto è la città dell’istmo che in passato ha goduto del vantaggio di avere due porti: uno nel golfo di Patrasso, che si apre sull’Adriatico, l’altro è il porto di Cencre che si apre sul mar Egeo. In età moderna un canale artificiale unisce i due porti e i due mari. Corinto è una città che a metà del primo secolo d.C. ha accolto San Paolo nella sua predicazione del Vangelo di Cristo nel mondo occidentale. Gioie e dolori ha provato l’apostolo nella sua missione a Corinto: la gioia di vedere una prima comunità attiva ed entusiasta della sua adesione al Vangelo; dolori per la feroce opposizione che gli hanno causato i suoi stessi connazionali Giudei della diaspora, residenti in città. Infatti, a Corinto, si consuma l’ultimo strappo dei tentativi di Paolo di convertire al cristianesimo anche i Giudei. Da quel momento Paolo dichiara che porterà il suo messaggio di salvezza soltanto ai pagani, cioè ai gentili Greci e Romani. Tutta la storia è narrata con dovizia di particolari in questa e nella precedente lettera dell’apostolo ai Corinzi. Entrambe sono state riportate con commento e ampie note illustrative all’interno di questo blog.

Scritto Da Felice Moro il giorno 14 Set 2020

Commento della prima lettera di San Paolo ai Corinzi. Epistola di carattere pastorale.

Scritto Da Felice Moro il giorno 13 Lug 2020

Gli atti degli apostoli raccolgono un insieme di racconti e di memorie storiche sulla diffusione del cristianesimo delle origini, attraverso l’attività dei primi missionari, tra i quali spiccano le figure di Pietro e Paolo. All’aspetto storico uniscono la riflessione teologica sulla funzione della Chiesa nel mondo, nutrita dalla parola di Gesù e sostenuta dallo Spirito Santo.
Questo saggio, pur attenendosi al testo originale, presenta un’edizione semplificata nella forma concettuale e nel volume narrativo con lo snellimento di alcune parti del testo che riportano prolissi riferimenti delle sacre scritture. L’aspetto più importante del saggio è dato dalla semplicità e fluidità del linguaggio utilizzato per incoraggiare il comune lettore alla lettura e alla conoscenza dell’opera ormai considerata da tutti come il Quinto Vangelo.

Scritto Da Felice Moro il giorno 05 Mag 2020

Questo saggio contiene un commento semplificato del linguaggio narrativo e degli aspetti concettuali della Lettera ai Romani, il documento più importante di tutto l’epistolario paolino.