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Scritto Da Felice Moro il giorno 08 gen 2009

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L’articolo è incentrato sulla storia, struttura e funzioni della Comunicazione. La comunicazione è una relazione che si stabilisce tra due o più … (Clicca sul titolo per continuare a leggere l’articolo)

 

Archive for aprile, 2009

Pensiero e Linguaggio – Jean Piaget

Posted By Felice Moro on aprile 10th, 2009

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piagetPiaget era fondamentalmente un epistemologo della scienza, prestato solo in parte agli studi di psicologia, con particolare vocazione a quelli dell’età evolutiva.
Per l’aspetto che concerne il nostro discorso, egli sostiene che le idee fondamentali, che costituiscono il sostrato di base dell’intelligenza, sono potenzialmente innate, ma per poterle rendere attive e operanti hanno bisogno di essere esercitate e messe a punto con l’esercizio e l’esperienza pratica quotidiana durante l’età evolutiva. La sua è una ricerca longitudinale che studia il lungo cammino della  crescita, chiamato sviluppo,  che inizia alla nascita e termina con la morte dell’individuo.
Per la verità egli distingue due tipi di sviluppo: quello fisico del corpo, che inizia alla nascita e termina con la fine della crescita, intorno al ventesimo anno di vita; e quello intellettuale, che inizia alla nascita e dura per tutta la vita.
Anzitutto egli paragona lo sviluppo intellettuale, che procede di pari passo con la formazione della personalità, alla costruzione di un grande e complesso edificio che ha un cantiere sempre aperto per la realizzazione di continue aggiunte, migliorie e ristrutturazioni. Ogni intervento contribuisce ad ingrandire, migliorare e rendere più solido e più funzionale l’intero edificio.
Pertanto la fine della crescita fisica non implica affatto anche la fine della crescita intellettuale. Cioè non esiste una fase di quiescenza nella curva di sviluppo dell’intelligenza. Anzi, proprio quando termina lo sviluppo corporeo, emerge una seconda fase dello sviluppo mentale che conferisce i caratteri della stabilità e dell’identità alla personalità in formazione. Ma si tratta di una stabilità sempre in fieri che, paradossalmente, diventa più stabile quanto più è mobile e dinamica.
Lo sviluppo globale dell’individuo avviene per effetto della dinamica di due grandi forze: l’assimilazione e l’accomodamento.
La prima è la tensione naturale della mente umana a recepire e introiettare all’interno gli stimoli sensoriali e psicodinamici provenienti dalle stimolazioni esterne; la seconda fase é data dall’adattamento dell’individuo alle situazioni sempre nuove che gli creano le continue stimolazioni ambientali.
Sotto l’impulso di queste due grandi forze dinamiche, contrastanti e complementari nello stesso tempo, lo sviluppo avviene per fasi e stadi di cui si segnalano, molto sinteticamente, le tappe più importanti:
1)    La Fase dello sviluppo senso-motorio che va dalla nascita all’età di circa 2 anni, articolato, a sua volta in altri stadi intermedi;
2)    La Fase dello sviluppo pre-operatorio che va dai 3 ai 6 anni circa, articolato anch’esso in altri stadi: tra cui quello delle operazioni concrete non reversibile (3-4 anni) e quello del pensiero intuitivo (4-6 anni);
3)    La Fase delle operazioni concrete reversibili,  che va dai 7 agli 11 anni, caratterizzati dalla comparsa della logica ma ancora legata alle cose e ai supporti concreti;
4)    La Fase delle operazioni formali o astratte, caratterizzata dalla comparsa del periodo ipotetico-deduttivo, che compare intorno ai 12 anni e dura per tutta la vita.
Tutto lo sviluppo incomincia con il complesso lavorio dell’infante, proteso al coordinamento dei sensi (vista, udito, tatto) con la motricità o, meglio, la psicomotricità dell’afferrare, esplorare, succhiare, lanciare e manipolare gli oggetti, soprattutto i giocattoli.  Passa attraverso le fasi delle operazioni concrete percettive, sensoriali, motorie e manipolatorie, intrise di egocentrismo verbale e comportamentale e di una forma di pensiero intuitivo e prelogico.
Dopo gli 11 anni raggiunge la fase delle operazioni formali o astratte, caratterizzata dalla costruzione della proposizione completa dal punto di vista formale e significativa dal punto di vista semantico. La dimostrazione di aver raggiunto questo traguardo evolutivo è data dalla comprensione e dalla padronanza d’uso del periodo ipotetico -deduttivo, cioè della proposizione la cui protasi (proposizione principale o reggente) è espressa al congiuntivo, mentre l’apodosi (proposizione subordinata) viene costruita con il predicato espresso al modo condizionale.
All’età di 12 anni circa, quando incominciano a comparire le prime trasformazioni morfologiche, fisiologiche e ormonali dell’adolescenza, si può fare un test semplicissimo per vedere se la scansione della corrispondente fase della crescita intellettiva è già avvenuta regolarmente o meno.
Per fare questo si può mettere l’adolescente alla prova, ponendogli la seguente domanda:
“Se Edith ha i capelli più scuri  di Lilì e più chiari di quelli di Susanna, quale delle tre ha i capelli più scuri?”. Se egli  è in grado di rispondere correttamente attraverso il ragionamento astratto, di tipo ipotetico deduttivo, graduando mentalmente l’intensità del colore dei capelli delle tre figure di donna prese ad esempio, vuol dire che il suo processo di sviluppo è in linea con la tassonomia della crescita universalmente riconosciuta dalla scienza. Altrimenti vuol dire che c’è qualcosa che non va nell’individuo o nel suo ambiente di vita o nel processo educativo seguito. Pertanto s’impone la necessità di correre ai ripari prima che sia troppo tardi.
Per quel che concerne il nostro discorso attuale, il Piaget sostiene che “il linguaggio non è sufficiente a spiegare il pensiero, giacché le strutture che caratterizzano quest’ultimo affondano le radici nell’azione e nei meccanismi senso-motori più profondi che non il fatto linguistico”.
Però poi ammette “ E’ chiaro che quanto più le strutture di pensiero sono raffinate tanto più è necessario il linguaggio per il completamento della loro elaborazione. Pertanto il linguaggio è una condizione necessaria ma non sufficiente a spiegare le operazioni logiche compiute dal pensiero. Queste, senza l’utilizzo del sistema simbolico del linguaggio, resterebbero allo stato di azioni successive senza integrarsi mai in sistemi simultanei e coerenti tra di loro”.
Alla fine conclude il suo ragionamento intorno ad uno dei punti più interessanti delle sua analisi, sostenendo che “ fra linguaggio e pensiero esiste un circolo genetico tale che l’uno dei due si appoggia all’altro, in formazione solidale e perpetua azione reciproca.
Entrambi dipendono in fin dei conti  dall’intelligenza stessa, che è anteriore al linguaggio e indipendente da esso” (Lo sviluppo mentale del b. Einaudi, 1967).
Nel dibattito pedagogico interno, tra naturalisti e ambientalisti, egli si schiera a favore dei primi perché ritiene che la sua visione epistemologica dello sviluppo, che avviene a scatti per fasi e stadi, corrisponda a una scansione del naturale processo della crescita, influenzato soltanto dalla maturazione degli organi in funzione del tempo e dell’alimentazione.
Infatti, secondo lui, nessuna competenza senso-motoria, verbale o intellettiva si può costituire prima del tempo, cioè prima che avvenga la naturale maturazione degli organi, che, in fin dei conti dipende dal processo di mielinizzazione delle fibre nervose del sistema nervoso centrale. Questo processo, a sua volta, dipende dallo sviluppo organico e dalla maturazione neuro – fisiologica generale dell’organismo.
Pertanto la scansione degli stadi non può essere anticipata o influenzata da interventi esterni né per quanto concerne il movimento e la senso-motricità, né per quanto riguarda la funzione simbolica del linguaggio o l’acquisizione dell’apprendimento formale.
Ma ci sono altri studiosi che appartengono ad altre scuole  di pensiero per cui la pensano diversamente da lui. Uno di questi è L. S. Vigotsky, lo psicologo ambientalista russo che ha profuso i suoi studi nel settore della psicologia dell’apprendimento, volto soprattutto ad indagare sugli effetti dell’istruzione ai fini del potenziamento dello sviluppo mentale del bambino.

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Rapporti tra Pensiero e Linguaggio

Posted By Felice Moro on aprile 7th, 2009

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thinkLa comunicazione implica il coinvolgimento simultaneo delle due principali funzioni dell’intelligenza umana: il pensiero e il linguaggio.
C’è da chiedersi in che misura e con quali modalità queste due strutture generino, potenzino e regolino il comportamento intelligente dell’uomo.
La materia é complessa e affascinante, per cui, molti studiosi si son posti diverse domande al riguardo, chiedendosi, per esempio:

  1. pensiero e linguaggio hanno la stessa origine o nascono da strutture morfogenetiche diverse?
  2. in tal caso, come avviene il processo di cooperazione reciproca?
  3. dopo la loro fusine che produce il pensiero verbale, le due funzioni possono funzionare ancora   separatamente?
  4. che rapporto esiste tra il pensiero e il linguaggio nell’uomo e negli antropoidi superiori?
  5. in che misura le due funzioni si influenzano e si coordinano tra di loro?

Queste e altre domande analoghe si pongono studiosi e ricercatori delle varie discipline coinvolte nel dibattito epistemologico moderno. Perciò noi in questa sede cercheremo di dare delle risposte semplici ma scientificamente corrette, attingendo i dati dagli studi e dalle ricerche dei principali esponenti di due scuole di diverso orientamento, come i genetisti che attribuiscono maggiore importanza all’eredità genetica ai fini dello sviluppo; e gli ambientalisti che attribuiscono maggiore valore ai fattori ambientali ed educativi.
La questione è  complessa e coinvolge molte discipline dell’area antropologica, quali la psicologia, la linguistica, la psico-linguistica e la pedagogia;  quindi i teorici e gli educatori, che, per esigenze di studio o per dovere professionale, devono fare i conti con queste discipline, nonché tutti quelli che si occupano di ingegneria sociale.
Delle diverse scuole di pensiero esistono autorevoli rappresentanti che hanno  investigato il problema e approfondito la questione.
Tanto per fare qualche esempio concreto, vediamo cosa ne pensano i genetisti, a cominciare da J. Piaget, direttore del prestigioso Istituto “J.J. Rousseau” di Ginevra e autorevole rappresentante della scuola cognitivista europea.

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