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Scritto Da Felice Moro il giorno 08 Gen 2009

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L’articolo è incentrato sulla storia, struttura e funzioni della Comunicazione. La comunicazione è una relazione che si stabilisce tra due o più … (Clicca sul titolo per continuare a leggere l’articolo)

 

Archive for marzo, 2010

L’educazione del Bambino alla Lettura

Posted By Felice Moro on marzo 27th, 2010

La lettura e la scrittura sono  due attività simboliche complememtari della mente umana, sulle quali sono state costruite la  conoscenza, la scienza e le culture, “le forme simboliche dell’umano esperire” di E. Cassirer.  Praticamente leggere significa decodificare i messaggi formulati da altri. Vi sono alcuni fattori fondamentali che costituiscono precondizioni indispensabili per l’apprendimento e l’esercizio della lettura e della scrittura, quali possono essere le conoscenze fonologiche, morfologiche e lessicali di base della lingua. Il bambino viene educato alla lettura dall’adulto che può essere il genitore, l’insegnante o un’altra figura di riferimento significativa per lui come possono essere i nonni, gli educatori, i coordinatori delle ludoteche o i responsabili di altri servizi educativi infantili.  In passato era l‘insegnante della classe prima  elemetare che aveva il compito d’insegnare all’alunno di sei anni il processo di apprendimento della lettura, della scrittura e del calcolo (leggere, scrivere e far di conto). Oggi, con la diffusione dell’istruzione, anche nelle classi sociali popolari, i bambini hanno i primi approcci alla lettura intuitiva già prima di arrivare alla scuola primaria, in famiglia con i genitori, nell’istituzione prescolastica con le maestre della scuola materna. La prima condizione necessaria per apprendere il processo di letto/scrittura é che il bambino parli la lingua con tutte le persone con cui vive a contatto:  genitori, insegnanti, compagni, ambiente scolastico, familiare e sociale, nonché nei monologhi che crea con se stesso. La seconda condizione é quella dell‘educazione all’ascolto (attivo, non passivo) per imparare a comprendere e interpretare i messaggi.  C’é tutto un percorso didattico da compiere per conseguire l’abilità  di educazione all’ascolto, che presuppone alcune conquiste sul proprio Io: il rispetto degli altri, il superamento del proprio egocentrismo, l’acquisizione della categoria della reciprocità. A questo riguardo torna utile rivedere la famosa lezione del silenzio, un fattore educativo di primaria importanza nella pedagogia scientifica di M. Montessori applicata nelle Case dei Bambini, le odierne Scuole Montessoriane. La terza condizione é quella di guidare il bambino affinché egli impari a verbalizzare l’esperienza, tutte le sue esperienze che fa ogni giorno, sia quelle oggettive  e materiali, sia quelle soggettive e personali. La quarta condizione é quella di guidare l’alunno affinché, in un contesto di apprendimente appositamente creato come può essere la classe scolastica, egli impari a chiedere la parola, attendere il suo turno e a parlare al momento opportuno. La buona padronanza della lingua é importante per l‘arricchimento del lessico. Il bambino dev’essere invogliato a parlare, perciò occorre suscitare in lui la cosiddetta funzione appetitiva del linguaggio. Per raggiungere questa tensione psicologica positiva, indispensabile per conseguire una buona prestazione nell’attività linguistica e comunicativa, il bambino/alunno dev’essere fortemente motivato; cioé deve avere una motivazione autentica  alla lettura che dev’essere gratificante di per se stessa.  E’ questa la famosa motivazione intrinseca che però non nasce spontaneamente come i funghi dopo le prime piogge autunnali. Essa dev’essere coltivata attraverso un lungo tirocinio di apprendimento in cui vengono messi in moto processi psicodinamici particolari come la curiosità, il desiderio di competenza e il modello d’identificazione, che, in parte nascono da pulsioni naturali coscienti, in parte scaturiscono dall’inconscio e sono indotte dalle figure adulte più vicine: i genitori, i nonni, gli insegnanti. L’insegnante cioé deve apparire all’alunno una figura positiva, non solo di fiducia, ma anche interessante e appetibile sul piano affettivo e ideativo perché incarna i valori e la personalità matura sulla quale egli vorrebbe esemplare la sua personalità in formazione. Tra l’altro egli deve sentire una forte carica motivazionale alla lettura, alla scrittura e allo studio in generale, ben sapendo che la motivazione  del bambino spesso scaturisce dalla motivazione che  l’adulto ha e che sa contagiare anche agli altri, soprattutto ai minori che educa. Per poter compiere questo lavoro con successo, l’insegnante deve avere, anzitutto una grande pazienza, una grande padronanza della materia con la conoscenza di libri adatti per i bambini, testi di letteratura per l’infanzia, libri di narrativa, di divulgazione, saggi biografici e enciclopedie per la ricerca; il tutto con il valore aggiunto della buona competenza professionale, metodologica e didattica . In questo senso egli deve esercitare l’alunno all’utilizzo delle varie forme espressive, quali: la descrizione, il resoconto, la narrazione, la discussione, il dialogo, la corrispondenza, la poesia e la relazione. Dal punto di vista metodologico sono validi entrambi i metodi di approccio alla letto-scrittura, sia il metodo globale, sia quello fonico-sillabico. La variazione della scrittura spesso dipende dalla variazione degli aspetti fonici, quali la percezione, l’analisi e la segmentazione del continuum fonico. Di fondamentale importanza sono gli aspetti segmentali: fonemi, morfemi, parole, frasi parlate o scritte; ma hanno grande peso anche i fattori extralinguistici o soprasegmentali: l’accento, l’intonazione, la veste fonica della voce,  la coarticolazione o fusione fonemica  e la funzione opposta, cioé la segmentazione fonematica, il colorito emotivo della voce, il vigore espressivo. Comunquea gli aspetti più importanti della semiotica della lettura sono i simboli della  significazione, distinti in significante (suoni, segni, simboli, fonologia, morfologia e sintassi) e significato: valore semantico delle parole e delle frasi. Grazie al valore potenziale del processo di significazione, le idee e i contenuti concettuali della mente  possono essere espressi in parole e tradotti in testo, orale e scritto, che, inizialmente, può essere anche incompleto. Sarà compito dell’insegnante, o comunque dell’adulto-educatore, quello di aiutare l’alunno a ad esplicitare le idee, a completare il suo pensiero e ad esprimerlo nella maniera più fedele possibile. Inoltre é sempre compito dell’adulto quello di guidare l’alunno a tradurre il suo pensiero orale in testo scritto,  codice grafico decifrabile con la vista, codice di un altro codice, quello fonico decifrabile con l’udito. Appare superfluo ribadire il fatto che il testo prodotto dev’essere corretto dal punto di vista formale e significativo dal punto di vista sostanziale.

LA LETTURA:  in un ambiente di apprendimento formale specifico, come può essere la scuola, la prima esperienza che l’alunno deve fare  é quella di avere un modello pratico di lettura, di engrammare (assorbire) uno schema strutturale sentendo leggere l’insegnante. Questi, con la sua performance linguistica, deve offrire un modello efficiente della competenza che intende attivare negli allievi. L’insegnante deve offrire schemi e modelli di lettura di vari tipi, quali il racconto, la poesia, brani letterari,  brevi notizie giornalistiche, lettere e altri documenti comuni, compresa la compilazione della modulistica ordinaria. Bisogna avere sempre  presente il fatto che, sul piano formale, leggere significa compiere un’operazione intermodale traducendo il codice grafico della scrittura nel  codice fonico del linguaggio verbale (nello scrivere si fa l’operazione opposta di traduzione del codice fonico in quello grafico); sul piano sostanziale significa esprimere un‘idea, un concetto, un‘entità astratta o rappresentare con la simbologia linguistica un oggetto o una cosa assente; e più in generale significa sempre fare ricerca, comprendere ed interpretare il significato del testo scritto. Gli alunni saranno guidati a produrre i loro testi scritti sugli argomenti più disparati e con diverse modalità operative: tema fisso assegnato dall’insegnante, tema libero, ricerche guidate, riassunto del brano letto, perifrasi del testo poetico, destrutturazione e  ricostruzione di un brano, una storia, una novella, un saggio scientifico, un’opera di narrativa. I testi scritti dall’alunno vanno sempre corretti. Può non essere  prudente l’intervento correttivo intempestivo dell’insegnante che tende a bloccare l’alunno in certi momenti di sforzo di codificazione/decodificazione tra la catena grafica e il continuum fonico del linguaggio parlato; ma l’errore va sempre corretto e bisogna farlo al momento opportuno, possibilmente davanti all’alunno che dev’essere guidato all’autocorrezione o, quanto meno, alla presa di coscienza dell’errore e/o delle possibilità di espansione del contenuto testuale. Per democratizzare la situazione e favorire il linguaggio creativo, le attività didattiche dovrebbero comprendere le seguenti iniziative: la conversazione, il dialogo, i giochi di ruoli, la drammatizzazione, le ricerche di gruppo.

RIFLESSIONE SULLA LINGUA

L’attività metalinguistica che studia il linguaggio nelle sue varie forme, strutture, funzioni, codici e registri una volta veniva chiamata direttamente e semplicemente  grammatica.  Ogni lingua aveva ed ha ancora ha la sua grammatica, formale e funzionale, articoltata nelle sue parti: fonologia, morfologia, sintassi e semantica; e ogni parte comprende un complesso di regole da studiare, osservare e applicare per conseguire l’obiettivo dell’uso corretto ed efficace della lingua. Le scuole tradizionali del passato facevano abbondante uso ed abuso delle grammatiche. Pertanto talvolta si arrivava all’assurdo di compiere uno studio astratto delle regole formali come se si trattasse dello studio una disciplina a sè,  senza preoccuparsi del fatto che l’alunno comprendesse e conoscesse la parte viva, naturale e creativa della lingua parlata e scritta, che si apprende in situazioni pratiche concrete con l’esperienza del parlare, scrivere, dialogare, inventare. Inoltre non si teneva conto del fatto che lo studio uggioso delle regole creava disaffezione all’uso naturale e spontaneo della lingua. Per evitare questi eccessi compiuti da alcuni docenti fin troppo zelanti nello studio delle regole grammaticali, negli ultimi decenni gli studiosi hanna eliminato dai manuali anche la parola grammatica sostituendola con la locuzione riflessione sulla lingua. Ma cambiando il nome alla disciplina non cambia la sostanza delle cose. Pertanto con quest’ultima dicitura Riflessione sulla lingua viene indicato il complesso di regole strutturali e funzionali della lingua stessa. In questa prospettiva ciò che cambia é il metodo di approccio alla materia perché la veste formale della disciplina non costituisce più un corpus di regole a sé, ma esse vengono individuate di volta in volta nella lettura, desunte dal contesto descrittivo o narrativo e apprese direttamente dal corpo della lingua viva, parlata o scritta.  Pertanto i linguisti di oggi, in alternativa allo studio delle regole formali già definite nei libri di grammatica, consigliano di compiere percorsi didattici più semplici e più spontanei, come quelli di fare emergere dal testo scritto curiosità linguistiche, scoperta di relazioni tra forme e significati, costruzione di catene o storie di parole,  scoperta delle forme sintattiche, di attributi e predicati, della funzione strutturale del verbo nella proposizione, delle parti morfologiche e sintattiche; facendo ciò allo stesso modo come compiono il processo di manipolazione (destrutturazione, analisi e rielaborazione) del testo scritto. Comunque, a prescindere dal metodo d’insenamento/apprendimento, negli ultimi tempi le nuove generazioni stanno manifestando un progressivo distacco e una crescente disaffezione dalla lettura perché la loro attenzione viene più facilmente catturata dal linguaggio iconico-figurativo: il disegno, il fumetto, la fotografia, la propaganda pubblicitaria. La lettura per immagini é una lettura intuitiva più semplice e più immediata della lettura verbale. Pertanto la televisione, il piccolo e il grande schermo attraggono più della carta stampata. Inoltre, accanto al linguaggio iconico e figurativo dei mezzi mass-mediali, si stanno affermando  sempre di più i nuovi linguaggi digitali del computer, dell‘informatica, della telematica e delle pagine web. In questo primo scorcio del terzo millennio stiamo vivendo una realtà complessa, contraddittoria, ma anche incontrovertibile perché di  fatto i mezzi tecnologici attuali stanno spostando progressivamente l’asse della comunicazione dal simbolo all‘immagine, dal linguaggio analogico (che ha il suo nucleo di elaborazione genetica nelle aree cortiali dell‘emisfero sinistra del cervello)  al linguaggio digitale che ha la sua matrice genetica in altre aree corticali, motoria, psicomotoria e iconica  del cervello. Tutto ciò a lungo andare potrebbe determinare modificazioni morfogenetiche nel processo  della conoscenza, dell’inculturazione e delle relazioni dell‘uomo con i suoi simili. Non si sa con quali conseguente. Infatti nel nostro tempo é in atto una rivoluzione profonda e silenziosa sulle modalità con cui avviene la comunicazione e  l’acquisizione dell’informazione e della conoscenza attraverso canali alternativi, più celeri e per certi versi anche più efficaci, dei  tradizionali canali alfabetici e verbali, utilizzati dall’umanità da oltre tremila anni a questa parte. Le antenne  della televisione e i motori di ricerca dei PC hanno spodestato i sacrari della conoscenza dei numi tutelari dell’antica sapienza di Minerva, oscurando il firmamento dei  linguaggi analogici della filosofia, della letteratura,  della poesia e delle grammatiche intese in senso classico. Malgrado tutto, però, il libro, la carta stampata e la lettura non morranno, ma continueranno ad accompagare e ad educare le nuove generazioni, almeno del prossimo futuro.