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Scritto Da Felice Moro il giorno 08 Gen 2009

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L’articolo è incentrato sulla storia, struttura e funzioni della Comunicazione. La comunicazione è una relazione che si stabilisce tra due o più … (Clicca sul titolo per continuare a leggere l’articolo)

 

Archive for aprile, 2017

La Figura della Madre nella Poesia e nella Letteratura

Posted By Felice Moro on aprile 4th, 2017

In questo articolo si è cercato di mettere a fuoco il vincolo di affetto, forte e genuino, che ogni essere umano nutre per la propria madre che gli ha donato la vita. L’abbiamo fatto attraverso una crestomazia di passaggi poetici di quattro o cinque autori diversi della letteratura italiana moderna. Diversi autori, diversi componimenti, diverse sensibilità umane, diversi afflati poetici! Ma tutti accomunati da un unico filo conduttore: l’amore per la propria madre che spesso trascende anche l’oscuro passaggio della morte e si perpetua nella tomba con una lacrima e un fiore, con un lume e una prece nel cuore.

UGO FOSCOLO

Ugo Foscolo, nel sonetto “In morte del fratello Giovanni”, promette al defunto, che se un giorno cesserà di essere esule da un popolo all’altro, tornando in patria andrà a fargli visita nella tomba per piangere la sua prematura scomparsa (Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo / di gente in gente, mi vedrai seduto / sulla tua pietra, o fratel mio, gemendo/ il fior dei tuoi gentili anni caduto). A questo punto egli coglie l’occasione per esprimere il più naturale e il più nobile dei sentimenti umani: l’amore per la madre, la creatura che gli ha donato la vita. Amore e pietà per la madre sola, triste e sventurata, privata anzi tempo, dell’abbraccio e dell’affetto dei figli, di cui, uno è finito precocemente nella tomba, l’altro è esule in terre lontane.

Domina la scena l’immagine dolorosa e commovente della vecchia madre che nel cimitero, intraprende un ideale colloquio con il figlio morto.

La madre or sol, suo dì tardo traendo/ parla di me col tuo cenere muto … Nell’acerbo dolore per la perdita del figlio che riposa nella tomba, parla di quell’altro figlio vivo, ma lontano; perciò, nel momento della tragedia familiare, madre e figlio superstite non possono darsi l’abbraccio e il conforto vicendevole, come sarebbe stato giusto e opportuno fare in quel momento così drammatico della vita familiare: la morte di un figlio o di un fratello giovanissimo. Il poeta, esprimendo tutto il suo dolore, ripropone l’eloquente immagine poetica, dominante nel carme “I Sepolcri, di quella “corrispondenza d’amorosi sensi tra i vivi e i morti”, resa possibile dalla tomba. L’amore della sventurata madre lontana, infiamma l’animo e accende la fantasia del poeta al canto di dolore per la tragica circostanza che ha colpito la sua famiglia. Madre e dolore, vita e morte, tomba e ricordo, gloria e oblio, sentimento e poesia, sono le immagini icastiche e gli ideali dominanti di questa lirica e di tutta l’arte poetica foscoliana d’ispirazione romantica.

GIOVANNI PASCOLI

Molto diversa per l’impostazione strutturale, per il verso e per il linguaggio, ma ispirata allo stesso sentimento concettuale dell’amore materno, è anche la poesia La Voce di Giovanni Pascoli.

C’è una voce nella mia vita/ che avverto nel punto che muore/ voce stanca, voce smarrita/ col tremito del batticuore/….. Tante tante cose che vuole/che io sappia, ricordi sì…sì…/ ma di tante tante parole/ Non sento che un soffio…Zuanì….

La lirica rievoca alcuni dei momenti più difficili della vita del poeta, quando egli fu colpito dal duplice luttuoso evento: l’assassinio del padre e la precoce morte di crepacuore della madre. Su di lui, che era il figlio più grande, ricadde il peso e la responsabilità di sostenere e guidare una numerosa famiglia di orfanelli in tenera età. Egli attraversò diversi momenti di smarrimento e di crisi, nei quali, ebbe più volte la tentazione del suicidio:

  • Una volta accadde sotto l’assillo dei bisogni materiali. Questo quando nella casa mancava tutto, compreso il pane quotidiano per sfamare la nidiata degli orfanelli. Circostanza, questa, che fa dire al poeta: “quando mangiavo solo nel sogno/svegliandomi al primo boccone …..;
  • Un’altra volta, sostando di notte sul parapetto di protezione sul ponte del fiume Reno coperto di neve e l’acqua scorreva al di sotto “brontolando: Si beve?”. “Sentii quel soffio di voce…Zuanì….;
  • Un’altra volta ancora quando era in carcere (innocente), pensò alle conseguenze di un gesto così estremo. Pensò al dispiacere che avrebbe dato al padre, se non l’avessero ucciso e alla sorte delle sorelle che sarebbero andate a finire in qualche ospizio per orfani.

Tutte le volte che la tentazione gli suggeriva quella soluzione tragica e immediata alla sua condizione di vita, frustante e dolorosa, sentiva quel soffio di voce accorata che lo richiamava alla sua responsabilità di figlio maggiore e di uomo: Zuanì ….

Zuanì era il diminutivo di Giovanni, nomignolo romagnolo, con il quale veniva chiamato da bambino in famiglia. La voce accorata della mamma morta, che non può parlare perché ha la bocca piena di terra, ma con un soffio di voce riesce appena a bisbigliare il suo nome Zuanì…per richiamare il figlio alla sua responsabilità verso se stesso e verso gli altri.

Basta questo nome sussurrato con un soffio di voce, per tenere in vita  il rapporto affettivo unico  madre/figlio, anche al di là della morte; basta questo soffio di voce Zuanì … per stabilire Quella celeste corrispondenza d’amorosi sensi del Foscolo, tra madre e figlio, tra la vita e la morte.

Quale miracolo di amore profondo, puro e genuino, riesce a tenere in vita il vincolo affettivo tra madre e figlio! Anche dopo lo spietato e brutale taglio della morte, esso continua a vivere nel superstite, forse con un’intensità di affetti più forte e più accorata di prima!

GIUSEPPE UNGARETTI

La poesia di Ungaretti su La Madre, è molto diversa, per forma e struttura, da quelle dei due autori precedenti, ma non altrettanto diversa per il contenuto: il rapporto affettivo del figlio verso la madre.

Ma c’è una diversità strutturale e linguistica della lirica, rispetto ai due componimenti precedenti, frutti diversi di differenti correnti di pensiero, diversi stili poetici e diverse stagioni letterarie.  Perciò, per una maggiore comprensione del discorso, appare opportuno riportare il testo integrale della poesia:

E il cuore quando d’un ultimo battito/ Avrà fatto cadere il muro d’ombra/ Per condurmi, Madre, sino al Signore/ Come una volta mi darai la mano./ In ginocchio, decisa./ Sarai una statua davanti all’Eterno,/ Come già ti vedeva/ quando eri ancora in vita./ Alzerai tremante le vecchie braccia, / Come quando spirasti/ Dicendo: Mio Dio, eccomi. / E solo quando mi avrà perdonato / Ti verrà il desiderio di guardarmi/ Ricorderai di avermi atteso tanto / E avrai negli occhi un rapido sospiro”.

In questa poesia, come nelle precedenti, la figura centrale è quella della madre. La madre morta, non solo suscita il naturale rimpianto per la sua perdita, ma anche la fede di incontrarla di nuovo in un’altra sede, diversa dalla dimora terrena. Lei si presenterà, decisa come una statua eterea, davanti all’Eterno Padre per implorare il perdono del figlio, onde essere ammesso alla gloria del Paradiso. A questo punto la madre, che non ha perso del tutto i tratti della figura carnale, si trasfigura e diventa ancora di salvezza spirituale per il figlio al momento della sua morte, quando si presenterà davanti al tribunale del Signore. E solo dopo che il Signore gli concederà il perdono, lei rivolgerà lo sguardo al figlio.

Dalle parole si respira, non soltanto il sentimento forte dell’amore materno, ma anche il palpito universale dell’uomo della sua aspirazione alla salvezza eterna, implorata dalla madre al Creatore per il proprio figlio contrito.

Il poeta soldato, precursore dell’ermetismo, non è tuttavia un ermetico. Egli si concentra sulla parola, sul significato di ogni parola per il rinnovamento dell’animo. La parola è l’unica ancora di salvezza per creare la solidarietà tra gli uomini, per il superamento dell’egoismo dell’individuo e delle nazioni, per evitare le guerre insensate, “le inutili stragi” degli innocenti dei due schieramenti: di noi e di loro, gli italiani e gli austriaci che si ammazzano a vicenda nelle aride colline del Carso durante la Prima Guerra Mondiale.

EDMONDO DE AMICIS

Di tutt’altra impostazione è la poesia, A mia Madre, di Edmondo De Amicis. Per un ovvio confronto con quelle precedenti, è bene riportare il testo integrale:

 A mia Madre

 

Non sempre il tempo la beltà cancella

o la sfioran le lacrime egli affanni

mia madre ha sessant’anni

e più la guardo e più mi sembra bella.

 

Non ha un detto, un sorriso, un guardo un atto

che non mi tocchi dolcemente il cuore.

Ah se fossi pittore!

Farei tutta la vita il suo ritratto.

 

Vorrei ritrarla quando inchina il viso

perch’io le baci la sua treccia bianca

e quando inferma e stanca,

nasconde il suo dolor sotto un sorriso.

 

Ah se fosse il mio priego in cielo accolto!

Non chiederei del gran pittor d’Urbino

il pennello divino

per coronar di gloria il suo bel volto.

 

Vorrei poter cangiar vita con vita,

darle tutto il vigor degli anni miei,

vorrei veder me vecchio e lei …

dal sacrificio mio rinvigorita.

 

E’ una poesia semplice, che si memorizza e si ricorda facilmente. Le parole e il sentimento, che da esse promana, esprimono molto bene l’amore e la devozione del figlio, di ogni figlio, verso la propria genitrice. E’ una poesia universale che può essere rivolta a tutte le mamme in ogni circostanza favorevole: festa della mamma, compleanni, onomastici, recite scolastiche.  E’ un po’ come la canzone: Son tutte belle le mamme del mondo/ quando un bambino si stringono al cuor./ Son le bellezze di un bene profondo / fatto di sogni, rinunce ed amor ….. Cantata da Giorgio Consoli e vincitrice del Festival di San Remo del 1954. Successivamente era diventata il cavallo di battaglia di Nilla Pizzi, in tutte le manifestazioni canore della sua lunga carriera di cantante.

FELICE MORO

Per chiudere il discorso ( e non per menar vanto), mi sia consentito di autocitarmi in una poesia in sardo rivolta a mia madre nel giorno in cui sarebbe stato il suo compleanno centenario, se non fosse morta cinque anni prima:

Mamma ses una rara creatura

Chi m’occupas su coro e-i sa mente;

de sa vida m’has dau s’avventura

finas defunta mi pares vivente …

(Fiori di Campo 2014)