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Scritto Da Felice Moro il giorno 08 Gen 2009

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L’articolo è incentrato sulla storia, struttura e funzioni della Comunicazione. La comunicazione è una relazione che si stabilisce tra due o più … (Clicca sul titolo per continuare a leggere l’articolo)

 

Alcune considerazioni sui Rapporti tra la Lingua e i Dialetti

Posted By Felice Moro on aprile 23rd, 2010

Le origini della lingua

Secondo il libro della Genesi i primi abitatori della terra parlavano un’unica lingua loro infusa dal Padreterno. Ma non tutti sono d’accordo con la tesi creazionista; molti, anche tra i credenti, accreditano maggiore favore alla teoria evoluzionista. Comunque siano andate le cose, quel linguaggio naturale primigenio si corruppe e diede vita al proliferare dei diversi linguaggi delle parlate locali: i Dialetti.

Questi sono linguaggi di origine arcaica formatisi nella notte dei tempi, quando i figli di Adamo cessarono di essere migranti raccoglitori di radici e di frutti selvatici e incominciarono a fondare le prime comunità stanziali.

Gli uomini primitivi avvertirono presto il vantaggio di vivere insieme per garantirsi aiuto, difesa e soccorso reciproco contro i pericoli di ogni genere che insidiavano la loro esistenza quotidiana. Essi conducevano una vita grama, costellata di stenti e di fatiche, ma anche sorretta dal grande slancio vitale dell’istinto di conservazione e animata da sentimenti protettivi nei confronti della progenie.

Essi trovarono nella lingua, ereditata dagli avi o elaborata da loro stessi, il naturale strumento di comunicazione e la carica propellente verso la dimensione sociale della vita. Infatti la lingua consentiva all’uomo di comunicare con gli altri uomini per manifestare le sue idee, per esprimere i suoi sentimenti e le sue emozioni, per unire le sue forze con quelle dei suoi simili onde stabilire rapporti di collaborazione con gli altri.

Così che i villaggi nuragici, i raggruppamenti di capanne, i borghi, i paesi, i centri urbani diventarono luoghi naturali di coniazione di suoni, di elaborazione di parole, di simboli, di parlate, di modi di dire, che oggi globalmente chiamiamo Dialetti.

Essi, pur poggiando su ceppi linguistici comuni o su caratteristiche fonologiche e morfologiche affini,  spesso si differenziano tra di loro per specificità lessicali e altri elementi linguistici ed extralinguistici. Il mito della Torre di Babele rende bene l’idea della confusione delle lingue nell’antichità.

Tra i minuscoli universi etnici e linguistici del mondo antico, nell’Europa Occidentale sono andati affermandosi due nuovi  mondi culturali più vasti e più efficienti con due lingue dominanti: la Lingua greca e la Lingua latina.

La Grecia
La Grecia antica era la terra delle città-stato, delle polis, ciascuna delle quali coltivava il suo orticello civico in maniera indipendente dalle altre. Ma nella seconda metà dell’ultimo millennio a.C., quando Atene, prevalendo sulle altre città,  divenne la fucina della filosofia, della scienza e  delle arti, la sua lingua (che poi era quella dell’Attica), filtrata e nobilitata dalla cultura, assurse agli onori di Lingua nazionale imponendo la sua egemonia su tutte le parlate delle altre polis.

Il processo di dominazione linguistica era accompagnato e sostenuto da quello di affermazione politica, militare e commerciale. Ciò specialmente dopo aver respinto i reiterati tentavi d’invasione persiana a Maratona e a Salamina e dopo le alterne vicende della Guerra del Peloponneso portata avanti contro Sparta.

La Lingua greca divenne il primo grande faro culturale della storia, che si accese per illuminare la sponda europea del Mediterraneo Orientale. Il secondo fu quello di Roma.

Roma
Alcuni secoli dopo sorse l’astro latino di Roma, che incominciò a brillare di luce propria sul firmamento del mondo antico dopo che, con le guerre puniche, aveva eliminato Cartagine dalla competizione nei traffici marittimi del Mediterraneo Occidentale.

Lo sviluppo economico e politico dell’Urbe derivava dall’efficienza delle forze armate: l’esercito e la marina. Il progressivo progetto di espansione esterna era supportato in patria da un rigoglioso movimento di sviluppo civile, linguistico e culturale, mutuato in parte dalla Grecia. Il latino di Cicerone, di Cesare, di Virgilio, di Mecenate, di Orazio e di Tito Livio divenne la prima lingua universale del mondo antico.

Si sviluppò in Età Repubblicana, raggiunse il suo apogeo nel periodo aureo di Augusto e mantenne il suo ruolo dominante anche durante i tempi del Basso Impero. Anzi, fu proprio allora che la Lingua latina esercitò una funzione egemone estendendosi dalle aree delle province a quelle delle colonie.

Essa veniva esportata dai magistrati, dagli ufficiali dell’esercito, dalle cohorti militari, dai funzionari amministrativi, dagli esattori del fisco. Nei primi secoli dell’Era Cristiana poi, quando l’Impero, aggredito da ogni parte dalle popolazioni barbariche era in fase di disfacimento, la Lingua latina ebbe il suo colpo di fortuna: quello di essere stata adottata come Lingua ufficiale dalla Chiesa nascente, dopo la dichiarazione di liberalizzazione del culto fatta da Costantino.

Così che la Lingua dell’Impero divenne la Lingua universale della Chiesa Cattolica in tutte le sue ramificazioni e rappresentanze nel mondo. Ancora adesso nel XXI secolo continua a svolgere la sua funzione universale di annunciare il Vangelo a tutte le genti del mondo; ciò nonostante il Concilio Ecumenico Vaticano II ne abbia ridimensionato la portata, introducendo le lingue locali nelle preghiere, nella liturgia della messa e in altre cerimonie del culto.

Inoltre anche nelle istituzioni civili, come nelle aule dei tribunali, l’antica Lingua di Roma ha garantito il valore della dottrina e la continuità delle procedure nell’amministrazione della giustizia.
Tuttavia nelle altre istituzioni civili e nelle masse popolari, dopo la caduta dell’Impero avvenuta verso la fine del V secolo d.C., la Lingua latina andò incontro a fenomeni di obsolescenza, di abbandono e di imbarbarimento, che portarono ad una sua progressiva dissoluzione a favore delle parlate locali.

In alcune are geografiche dell’Italia dominate dai Bizantini fu introdotta la Lingua greca; in altre aree dominate dai Barbari furono introdotte altre parlate di origine celtica o germanica come la Lingua longobarda. Poi per un lungo periodo di tempo di oltre cinque secoli, a cavallo tra la fine del primo e gli inizi del secondo millennio, ci fu un altrettanto lungo periodo di silenzio: un buco nero nella storia della Lingua, che si accompagna e si sovrappone all’analogo buco nero nella storia civile.

Le Lingue Volgari

Dopo l’anno Mille avvenne un lento e progressivo risveglio. Tra  l’XI e il XII secolo nelle aree dell’Europa latinizzata, compaiono all’orizzonte le cosiddette lingue romanze o lingue volgari (parlate dal popolo = vulgus) chiamate anche neolatine perché sorte dalla dissoluzione dell’antica Lingua di Roma.

Tra queste, in Francia si distinguono la Langue d’oil dei menestrelli e dei giullari che, con le loro improvvisazioni canore, allietavano le mense e le feste dei signori delle Valli della Senna e della Loira e la Langue d’oc dei trovatori provenzali che facevano altrettanto nei banchetti dei feudatari dell’Aquitania, della Provenza e della Valle del Rodano.

In Italia il primo cenacolo dei poeti improvvisatori volgari lo troviamo nella Scuola Siciliana sorta a Palermo presso la Corte del re di Svevia Federico II. Gli altri circoli sorgono in Toscana: quello di Guittone d’Arezzo e quello Del dolce stil novo fiorentino, Scuola in cui fece il suo primo tirocinio poetico Dante Alighieri.

Poi le monumentali opere di poesia e di prosa dei tre grandi geni toscani, Dante, Petrarca e Boccaccio, che di fatto trasformarono la lingua popolare toscana, fiorentina in particolare, in Lingua nazionale italiana. Da allora si è posto il problema del dualismo linguistico, distinguendo tra:
1)    La Lingua italiana, colta, parlata in tutto il territorio nazionale, che ha un suo statuto epistemologico, un codice formale elaborato, una potenzialità dinamica sempre in fieri, una progressiva articolazione in tanti sottocodici e registri e un continuo arricchimento di lemmi, stilemi e costrutti letterari nuovi, soprattutto nel campo delle letterature scientifiche e tecnologiche;

2)    I Dialetti o le Lingue locali hanno un codice formale ristretto, forme lessicali rigide o incomplete spesso ellittiche del predicato o di qualche altra unità strutturale, ricevono pochi apporti di arricchimento dall’esterno, di cambiamento evolutivo o di osmosi naturale. Spesso costituiscono le lingue madri dell’infanzia, della fanciullezza e degli affetti domestici. Per molti, specialmente in passato, costituiva l’unica lingua conosciuta e parlata per tutta la vita.  I Dialetti sono tanti quante sono le regioni , le sub-regioni o addirittura le città e i villaggi, ciascuno dei quali ha una sua variante locale rispetto alle parlate dei paesi vicini della stessa area o di aree limitrofe.
Pertanto gli italiani, più o meno tutti, sono bilingui perché hanno una Lingua nazionale e almeno un Dialetto, se non un’altra Lingua alternativa come il francese, il tedesco, lo sloveno, il sardo. Ma tutti i Dialetti italiani sono imparentati con la Lingua Nazionale perché derivano tutti dal latino volgare. Il bilinguismo dagli specialisti è chiamato diglossia che implica la contemporanea presenza di due varietà della Lingua con diverso valore funzionale e diversa connotazione sociale e culturale.

Lingua e Dialetti

Pertanto, riassumendo il discorso si può dire che la Lingua nazionale è una forma comunicativa ed espressiva elevata ed elaborata, sia dal punto di vista fonologico, morfologico, grammaticale e sintattico; sia dal punto di vista lessicale, stilistico ed estetico. Essa è stata usata nel tempo dalle persone colte: poeti, letterati, filosofi, artisti e scienziati e questo continuo utilizzo l’ha depurata da tutte le imperfezioni, gli elementi non belli o poco significativi per renderla sempre più bella, più pura, più aulica e più significativa.
I Dialetti invece sono le lingue locali, variano da una regione all’altra, da città a città e anche tra villaggi vicini dello stesso territorio. Essi soddisfano il bisogno della comunicazione spontanea, immediata e informale, permettono di stabilire contatti diretti e informali con la gente, sono poco elaborati, poveri di strutture morfologiche, carenti di forma e di lessico, ma in compenso sono molto pratici, allusivi e significativi; sono idonei ad esprimere sentimenti, emozioni ed hanno un grande potere evocativo di idee funzionali ad esprimere i sentimenti del mondo interiore e le idee della Poesia.
I Dialetti sono cresciuti poco o niente in rapporto allo sviluppo scientifico e tecnologico delle civiltà moderne. Essi sono rimasti fermi per secoli o millenni, quasi in stato di ibernazione nei loro vecchi standard formali, lessicali e di vocabolario. Perciò non sono adatti a rappresentare idee e ad esprimere messaggi di alta condensazione simbolica come possono essere quelli rappresentati dai moderni linguaggi scientifici, letterari, filosofici, matematici e cibernetici.

Per soddisfare questi bisogni ci pensano le Lingue moderne che, sorte sulle spoglie delle antiche lingue classiche, greco e latino, hanno prosperato succhiando linfa vitale dai dialetti, adottando barbarismi da altre lingue e coniando neologismi di ogni tipo. Perciò sono Lingue mature idonee a rappresentare ed esprimere le esigenze del tempo presente con tutte le sue complessità e le sue contraddizioni derivanti dalla riduzione del pianeta ad un unico villaggio globale.

Fattori che hanno favorito lo sviluppo della Lingua Italiana

Molti sono stati i fattori che negli ultimi cento anni hanno favorito lo sviluppo della Lingua Italiana, quali:
a)    L’emigrazione esterna. Gli emigrati italiani degli anni ‘50 e ‘60 del secolo scorso che si recarono all’estero (in Francia, in Belgio, in Germania, in Olanda e altrove) alla ricerca di lavoro toccarono con mano l’importanza della lingua e cercarono di correre ai ripari per sé e per i loro figli;
b)    L’emigrazione interna, per effetto della quale molta gente si spostò dalla campagna alle città. Intere masse umane abbandonarono le tradizionali attività produttive, l’agricoltura e la pastorizia, e si trasferirono nelle città per trovare un posto di lavoro nell’industria o nei servizi. Tutto ciò ha creato gravi scompensi demografici mettendo in moto un meccanismo perverso di spopolamento delle campagne e di sovraffollamento delle città e delle aree urbane in generale. Comunque vivere in città ha comportato spesso notevoli vantaggi: più occasioni per parlare la Lingua, più possibilità per lo studio e la sistemazione dei figli con la presenza delle scuole,  dell’Università e degli altri servizi pubblici;
c)    L’industrializzazione ha favorito la diffusione dei linguaggi tecnici e scientifici. Lasciando la solitudine dei campi e dell’ovile ed entrando nella fabbrica, l’operaio ha trovato una comunità più dinamica dal punto di vista dell’opportunità di parlare la lingua e d’intessere rapporti sociali con gli altri. Infatti la fabbrica è un luogo privilegiato per l’ integrazione linguistica e socio-culturale dei lavoratori;
d)    La burocrazia. Il funzionamento degli uffici amministrativi dello Stato e degli altri enti pubblici impone a tutti i cittadini l’uso frequente della lingua per comunicare con gli impiegati e con i funzionari;
e)    La stampa giornalistica ha esercitato una grande influenza come mezzo di comunicazione di massa e pertanto come occasione per leggere e parlare la lingua;
f)    La televisione con le sue trasmissioni è stata un potentissimo mezzo di unificazione linguistica dei cittadini di tutte le estrazioni sociali della Nazione;
g)    La scuola è l’istituzione specifica deputata a fornire l’educazione linguistica ai suoi utenti, dalla scuola primaria all’Università, fornendo una piena conoscenza delle sue regole interne, grammaticali, morfologiche e sintattiche;
h)    La donna lavoratrice. L’entrata della donna nel mondo del lavoro, avvenuta negli ultimi 50/60 anni,  ha spesso comportato una seconda fonte di reddito e perciò un maggiore benessere per le famiglie. Il miglioramento economico delle famiglie, a sua volta, ha determinato un progressivo sviluppo della società ed ha consentito maggiori opportunità di studio e di sistemazione dei figli. Non solo, ma le migliorate condizioni economiche delle famiglie sono state il presupposto per una migliore realizzazione culturale ed umana delle persone, genitori e figli. Il processo di sviluppo è stato supportato e sostenuto dall’uso della Lingua Italiana anche in famiglia, aumentato negli ultimi decenni del 100%.

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