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Scritto Da Felice Moro il giorno 08 Gen 2009

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L’articolo è incentrato sulla storia, struttura e funzioni della Comunicazione. La comunicazione è una relazione che si stabilisce tra due o più … (Clicca sul titolo per continuare a leggere l’articolo)

 

Alcune Regole di Linguistica

Posted By Felice Moro on aprile 16th, 2010

Alcune regole di Linguistica

Il sistema lingua è un universo simbolico complesso che può essere studiato da prospettive e con interessi differenti. Esso costa di diverse componenti: lettere, fonemi, parole, unità morfologiche (nome, articolo, aggettivo, verbo, avverbio, congiunzione ecc.), variabili lessicali, valore semantico. Ogni parola è formata da un numero variabile di elementi (lettere, fonemi)  che si legano tra di loro secondo determinati costrutti fonologici e lessicali. Così se per esempio prendiamo in esame la parola Roma è formata da 4 lettere R=1, o=2, m=3, a=4, disposte secondo l’ordine fonologico e lessicale in serie progressiva 1, 2, 3, 4; invertendo tale ordine, le lettere possono essere scompaginate come un mazzo di carte e riutilizzate secondo altri ordini. Per esempio, invertendo la serie nell’ordine 4, 3, 2, 1 si ottiene la parola amor; oppure nella serie 2, 1, 3, 4 e si ottiene la parola orma; oppure secondo l’ordine 1, 4, 3, 2 si ottiene la parola ramo; oppure secondo l’ordine 2, 3, 4, 1 si ottiene la parola Omar. Il meccanismo funziona, si ottengono parole di diverso significato, ma sempre sensate perché vengono rispettati i due sistemi strutturali di base, il sistema fonologico e quello lessicale. Questo è il vantaggio che offre il sistema alfabetico a caratteri mobili inventato dai Fenici circa tremila anni fa. Ma se si dovessero disporre le lettere secondo un altro ordine, per esempio nella successione  4, 2, 3, 1 si otterrebbe aomr che non è una parola della lingua italiana, ma una semplice successione di lettere messe a caso. In quest’ipotesi ciò che è saltato é il sistema fonologico che, a sua volta, ha fatto saltare quello lessicale e, a maggior ragione, anche quello semantico. Il sistema lingua contiene tanti altri sottosistemi: nomi, articoli, aggettivi, verbi e tutte le parti variabili ed invariabili del discorso. La sequenza normale impone il rispetto dell’ordine fonologico come nella frase La mia casa è bella e non accetta alterazioni del tipo Casa la bella mia è oppure mia la bella è casa. Sequenze di questo tipo non sono accettabili nella struttura sintattica della lingua italiana.

Relazioni Paradigmatiche e Sintagmatiche.

Nella lingua il valore degli elementi (lettere e fonemi) dipende dalle relazioni reciproche che essi contraggono tra di loro, a seconda della disposizione spaziale che essi occupano nella stringa linguistica. Per esempio, nella frase il cane rosicchia l’osso, la scelta viene fatta nel modo seguente: 1  “il” viene preso dal sottosistema articoli;

2 “cane” viene preso dal sottosistema nomi;

3 “rosicchia” viene preso dal sottosistema verbi;

4 “l’ osso” è una scelta lessicale tra le tante possibili in quella circostanza perché il cane poteva rosicchiare anche qualche altra cosa.

Per effettuare la scelta è necessario aver presente tutta la gamma  del sistema lingua, cioè bisogna avere a disposizione tutto il Paradigma, ossia l’insieme di tutte le parole possibili per descrivere l’atto che compie il cane per “rosicchiare l’osso”. Allora nella mente dell’individuo tutti gli elementi della lingua entrano in relazione di opposizione. Pertanto dal momento  in cui egli sceglie alcuni elementi, automaticamente scarta tutti gli altri; e la scelta viene fatta secondo precise regole fonologiche, morfologiche e sintattiche. Nella lingua gli elementi sono legati tra di loro da relazioni paradigmatiche oppositive e quando il parlante sceglie gli elementi in relazione paradigmatica, contestualmente li combina secondo altri criteri, quali:

a)      L’Accordo Morfologico: la parola cane poteva essere combinata con altri articoli e/o con altri nomi;

b)      La Connessione Semantica: il cane può compiere altre azioni: correre, abbaiare, mangiare, morsicare, ma rosicchia é il termine più adatto per esprimere quell’azione di ripulitura dell’osso;

c)      La Collocazione Sintattica: le regole della linguistica ammettono, come collocazione possibile, quella che scaturisce dall’orine numerico seriale progressivo 1, 2, 3, 4.

Possono essere ammesse anche altre collocazioni, come per esempio rosicchia l’osso, il cane; ma in questo caso bisogna introdurre altri elementi di differenziazione come la virgola per separare il complemento oggetto (messo prima) dal soggetto (messo dopo).

Ma sono inaccettabili frasi come la seguente: cane il rosicchia osso lo.

Si è già accennato al fatto che ogni elemento della catena parlata o scritta entra in relazione oppositiva con tutti gli altri elementi ma, nello stesso tempo contrae relazioni foniche e grafiche con tutti gli altri elementi che la precedono e che la seguono. E’ il meccanismo della coarticolazione fonemica, di cui si è parlato in altro punto di questo sito e cui si contrappone il fenomeno opposto di segmentazione fonemica. L’una e l’altra abilità devono essere insegnate al bambino in età precoce all’interno del processo di alfabetizzazione strumentale che si compie durante la frequenza della prima classe della scuola elementare.

Se sull’ASSE PARADIGMATICO (che si sviluppa nel senso verticale della profondità della lingua) le relazioni contratte tra gli elementi sono di opposizione, sull’ ASSE SINTAGMATICO (che si sviluppa in senso orizzontale) le relazioni sono di contrasto.

Le relazioni paradigmatiche e quelle sintagmatiche valgono sia per le singole parole che per le intere frasi. Esse si esprimono e si materializzano attraverso gli elementi extralinguistici o soprasegmentali, quali la co-articolazione o fusione dei suoni, il tono, l’accento, la scansione delle lettere e delle sillabe, il colorito emotivo della voce. Chi non apprende queste abilità, più virtuali che materiali, da bambino, è difficile che le apprenda da adulto quando l’apparato fono-articolatorio è stato già  strutturato in modo diverso e non è più plastico per produrre quei suoni. Questo spiega il fenomeno degli accenti sbagliati e delle fonie sgradevoli degli stranieri, dei non udenti  e di tutti quelli che apprendono l’italiano da adulti e in maniera informale, mentre il loro apparato bucale resta predisposto per produrre altri suoni, altri accenti con altri significati.

Pertanto la selezione oppositiva e la combinazione di contrasto sono due aspetti fondamentali dell’abilità linguistica da fare apprendere al bambino quanto prima possibile, quando le strutture neurofisiologiche sono ancora plastiche e perciò possono essere plasmate in modo adeguato a compiere una corretta pronuncia. Gli elementi del sistema lingua si chiamano segni e questi, presi nel loro insieme, formano quella scienza chiamata Semiotica. Essa studia tutti i tipi di segni e li definisce in modo articolato, congruo e funzionale.

Pertanto la Semiotica o Semiologia è la scienza dei segni per eccellenza. Il segno linguistico è sempre una rappresentazione arbitraria di un’altra cosa, astratta o concreta, che si chiama referente; perciò è un simbolo convenzionale comunemente inteso da tutti i parlanti una determinata lingua. Il segno linguistico costituisce l’immagine mentale, depositata nelle aree corticali del cervello deputate alla memoria, che associa insieme il significato con il significante.

Così, per esempio, la parola gatto è il segno linguistico che associa il significato dell’animale che rappresenta con il significante, cioè con l’insieme degli elementi linguistici (lettere e fonemi) che formano la stringa linguistica, legati tra di loro in una struttura sintagmatica interna alla parola g+a+t+t+o. Quando una persona parla, il significato viene realizzato foneticamente e percepito acusticamente come segnale da chi ascolta. Il significato si realizza con la produzione dell’idea di senso, che dev’essere la medesima nei due interlocutori: emittente e ricevente.

Si realizza allora il passaggio dal segno (astratto e simbolico) al segnale (concreto,  percepito fonicamente). Si può anche compiere il processo inverso; cioè si può risalire dal segnale al segno.

L’attribuzione di un segno linguistico ad una cosa piuttosto che ad un’altra è un fatto puramente arbitrario. Nel processo di elaborazione lessicale (nomenclatura, terminologia) di una lingua entrano in gioco due tipi di attività cognitive: le categorie di pensiero e le categorie linguistiche. Una materia comune di questo importante universo cognitivo dell’uomo è rappresentata dalla psicolinguistica, cui si è fatto riferimento in altri articoli precedenti del blog. Essa studia lo sviluppo genetico della mente attraverso l’apporto del linguaggio e lo sviluppo del linguaggio guidato dal potere strutturante e ordinatore della mente.

Vygotsky, fondatore della psicolinguistica, a questo riguardo ha scritto che il pensiero verbale si manifesta nel linguaggio, mentre il linguaggio si interiorizza, va in profondità e diventa fattore ordinatore del pensiero.

Pertanto la psicolinguistica è il terreno comune in cui il processo di categorizzazione della realtà esplicato dal potere innato della mente si articola in segno linguistico; e questo, a sua volta, offre al pensiero il materiale segnico necessario per la distinzione, la categorizzazione e la rappresentazione simbolica della realtà.

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Nella categoria: La Comunicazione

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