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Scritto Da Felice Moro il giorno 08 Gen 2009

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L’articolo è incentrato sulla storia, struttura e funzioni della Comunicazione. La comunicazione è una relazione che si stabilisce tra due o più … (Clicca sul titolo per continuare a leggere l’articolo)

 

ALCUNI FATTORI DELLA LINGUA:L’ONOMATOPEA E LA POESIA

Posted By Felice Moro on aprile 26th, 2010

ALCUNI FATTORI DELLA LINGUA: L’ONOMATOPEA E LA POESIA

L’0nomatopea è una figura retorica che riproduce il suono di una parola o imita in qualche modo i suoni o i rumori fisici degli oggetti, delle azioni o delle cose. Viene distinta un’onomatopea primaria da un’onomatopea secondaria.

L’onomatopea primaria imita direttamente i suoni e i rumori fisici della natura, degli animali e delle cose; così abbiamo il cip, cip del canto degli uccellini;  il glu, glu, glu del gorgoglio dell’acqua che scorre nel ruscello; il miao miao del verso del gatto; il din don del suono delle campane; il fru fru dei frulli d’ala improvvisati dagli uccelli;  lo splish splesh splash che riproduce l’impatto dei corpi sulle superfici liquide; e via di seguito.

L’onomatopea secondaria, con il suono della parola, imita direttamente l’oggetto rappresentato dal segno linguistico; così abbiamo le parole sferragliare, borbottio, fruscio, gorgogliare, gracchiare, nelle quali il simbolismo fonico delle parole suscita l’immagine mentale delle corrispondenti azioni : lo sbattere del ferro contro ferro, il fastidioso e insistente parlare sottovoce, il brontolio dell’acqua che scorre sulla gora e così via.

In fondo essa è formata dalla trascrizione fonica di un suono o di un rumore che viene codificato con i fonemi del sistema linguistico. E’ una figura linguistica che si incontra frequentemente sia nel linguaggio comune che in quello artistico, soprattutto in quello poetico.

Nella poesia essa consente la produzione o l’accostamento di certi suoni che concorrono  a creare le immagini o le situazioni o a evocare le figure che il poeta intende rappresentare artisticamente. Così, per esempio, in un passaggio del Carme ai Sepolcri, rappresentando l’orrido scenario della famosa Battaglia di Maratona, Ugo Foscolo scrive:

Il navigante che …..vedea per l’ampia oscurità scintille/balenar d’elmi di cozzanti brandi/fumar le pire igneo vapor, corrusche/d’armi ferree vedea larve guerriere/ cercar la pugna; all’orror dei notturni/ silenzi si spandea lungo nei campi/di falangi un tumulto e un suon di tube/e un incalzar di cavalli accorrenti/scalpitanti sugli elmi ai moribondi,/e pianto ed inni e delle Parche il canto.

In questo passaggio emerge il gusto dell’orrido che il Foscolo derivava dalla cosiddetta poesia sepolcrale del Romanticismo inglese e in particolare dai Poemetti di Ossian. La drammaticità della scena emerge dal quadro del simbolismo sonoro prodotto dal gioco dei fonemi forti rappresentati dalla “r” che, combinati con eccezionale maestria poetica con quelli bui della “u”, riproducono in crescendo gli effetti drammatici dei clamori della scena di distruzione e di morte della guerra. Poi il tragico pianto dei moribondi e il cupo canto delle Parche, due simboli sonori, tragici e cupi, che pongono fine alla drammatica battaglia artisticamente immortalata da questi versi foscoliani.

LA POESIA

L’onomatopea è una figura retorica comunemente sfruttata nella poesia di tutti i tempi, dai rimatori della poesia cortese provenzale e toscana del Trecento ai poeti ermetici che si sono affermati negli anni ’20 e ’30 del XX secolo.

Essi incentrano la loro poetica su pochi dati essenziale, riducono o aboliscono l’uso delle punteggiatura e creano componimenti poetici molto brevi, talvolta anche di pochi versi, nei quali esprimono le loro emozioni e raccontano la loro verità. Essi si rifanno al  decadentismo francese di autori come Mallarmé, Rimbaud e Verlaine. Il caposcuola è Giuseppe Ungaretti, ma del gruppo fanno parte tanti altri autori, tra i quali, E. Montale, S. Quasimodo, A. Onofri.  E’ un gruppo di poeti ed intellettuali che rifiutano ogni compromesso con la cultura dominante dell’Era Fascista; in compenso si concentrano nell’ideale di una poesia pura, aulica nella forma, chiusa nello stile e libera da ogni condizionamento politico e da ogni finalità pratica o didascalica. Il tema centrale  intorno a cui ruota questa poetica eccentrica è il senso di disperata solitudine in cui si dibatte l’uomo moderno. Le vicende storiche degli ultimi tempi, tra cui la guerra e la dittatura, l’hanno reso orfano degli antichi valori romantici: la fede, la speranza, la giustizia, la libertà e l’amore universale tra gli uomini.  Egli è rimasto senza certezze, senza punti di riferimento, solo al centro dell’universo con la sua angoscia esistenziale. Perciò egli vive l’esperienza di un mondo ferito, umiliato e incomprensibile. Ha una visione pessimistica della vita e il suo disilluso stato d’animo si riflette nella poesia fatta d’impressioni fugaci, di ripiegamenti interiori, di toni dimessi con l’uso di un linguaggio ricercato denso di immagini simboliche fortemente evocative.

Si potrebbe continuare a lungo nell’elencazione delle caratteristiche di questa estetica solitaria, ma ciò che interessa mettere in evidenza in questa sede è l’aspetto dei suoi rapporti con la Lingua Nazionale. Ebbene, a questo riguardo è opportuno chiarire subito che autori come Ungaretti, Montale, Quasimodo, Lenzi, Onofri, Zanzotto, vivendo ripiegati su se stessi a considerare la poesia come un esercizio estetico dei moti della propria coscienza, non danno un contributo apprezzabile al patrimonio spirituale della Lingua Italiana. Infatti la loro influenza sulla Lingua, rapportata al grande contributo dato dagli autori del Trecento (Dante, Petrarca e Boccaccio) o a quelli dell’Ottocento (Foscolo, Manzoni, Leopardi, Carducci, Pascoli, D’Annunzio), è stata veramente poca e di trascurabile importanza.

Altre correnti letterarie hanno avuto ben altra incidenza  sul problema Lingua. Leopardi, per esempio, è stato uno di quelli che hanno dato il contributo più grande e più originale allo sviluppo articolato della Lingua Italiana; e non soltanto nei settori della poesia e della linguistica, ma anche in quelli della filosofia, della scienza e dell’esperienza della vita quotidiana. In linguistica distingue la differenza tra la Lingua della prosa, molto vicina alla Lingua parlata dalla gente nella vita quotidiana,  e la Lingua della poesia che deve restare  come un frutto particolare dell’esperienza personale dell’artista, dei sentimenti e delle emozioni che prova ciascuno di noi. Infatti le parole della poesia, ben diverse dalle parole spietate e fredde della Scienza, sono fortemente evocative. Inoltre il Poeta di Recanati si sforza per attuare una sintesi tra la Lingua aulica dei poeti e dei letterati e la Lingua quotidiana parlata dal popolo. Egli compie grandi sforzi per recuperare la poetica del Petrarca, che lancia sul mercato delle idee per fungere da volano alle esperienze letterarie successive dell’Ottocento e del Novecento.

Il Manzoni è un sostenitore della tesi secondo cui la Lingua Italiana deve perseguire l’obiettivo del perfezionamento strutturale e glottologico rifacendosi al modello originario della limpida parlata fiorentina. Per perseguire quest’obiettivo aveva sentito il bisogno di recarsi a Firenze “per sciacquare i panni in Arno”.

Il Carducci, pur essendo un toscano doc orgoglioso della sua lingua che dalla bocca della nonna Lucia  faceva fluire “canora col mesto accento della Versilia che nel cuor (gli) sta , come quella in un sirventese del Trecento piena di forza e di soavità …” la pensava diversamente. Egli, nelle due raccolte, Odi Barbare e Rime e Ritmi, propugnava l’adozione di un modello linguistico e compositivo ispirato ai modelli classici e informato agli antichi canoni con un periodare solenne e aulico. Infatti si rivolse all’antichità classica, greca e latina, con l’intento di recuperare miti e ritmi, schemi metrici e compositivi.

D’Annunzio adotta una Lingua che gli consenta di esprimere e di rappresentare artisticamente il suo edonismo vitalistico che contraddice il positivismo scientifico e filosofico, che lo aveva preceduto. Cura una precisa scelta dei vocaboli che recupera dalla storia e un’intensa musicalità del verso, della strofa e del periodo,  che gli consentono di creare un clima di particolare suspense idilliaca.

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Nella categoria: La Comunicazione, Teologia

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