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Scritto Da Felice Moro il giorno 08 Gen 2009

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L’articolo è incentrato sulla storia, struttura e funzioni della Comunicazione. La comunicazione è una relazione che si stabilisce tra due o più … (Clicca sul titolo per continuare a leggere l’articolo)

 

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Gustave Flaubert – Madame Bovary – Seconda Parte

Posted By Felice Moro on Aprile 4th, 2011

Seconda Parte

Hippolyte, il ragazzo dal pied-bot (piede storto), è figlio di Mme Lefrançois, la vedova padrona dell’albergo Lion d’Or. Lavorava come addetto alla scuderia del farmacista Homais. Egli venne convinto dal suo padrone e da altri a farsi operare da Bovary per il raddrizzamento del piede, adoperando un nuovo metodo chirurgico, frutto della scienza e della tecnologia moderna che proveniva dal mondo accademico parigino. Il giorno dopo l’intervento, in maniera quanto meno imprudente, il farmacista si precipitò a pubblicare un articolo nel giornale locale Le Fanal in cui fece grande profusione di ottimismo sulle nuove possibilità di cure offerte dai nuovi mezzi tecnologici elaborati dalla scienza moderna. Condizionato psicologicamente dagli altri, da quelli che si ritenevano sapienti che gli ruotano attorno, il poveretto accettò e si sottopose all’operazione. Mai l’avesse fatto! L’intervento, purtroppo, andò male e gli sopraggiunse la cancrena. Egli si dimenava nel letto con i dolori atroci. La mamma, Mme Lefrançois, era disperata e chiese un nuovo intervento di Bovary. I rimedi che questi riuscì ad apprestargli erano ben poca cosa, mezzi inadeguati a curare l’entità del male.

Durante la malattia andò a fargli visita il prete della locale parrocchia, l’abbé Bournisien, per portargli la sua solidarietà e per dovere di carità cristiana. Questi cercò di consolare il malato con discorsi aleatori di tipo moralistico che, non solo non gli alleviavano i dolori atroci, ma che addirittura arrivavano a colpevolizzare il povero paziente per la sua condotta inadeguata nei confronti della religione e della pratica dei ministeri ecclesiastici. Secondo il sacerdote, la sua condizione patologica sarebbe stata voluta dall’alto per metterlo in condizioni di riconciliarsi col cielo. D’altronde il poveretto qualche colpa, qualche peccatuccio veniale, ce l’aveva pure  perché negli ultimi tempi non era più andato in chiesa e aveva trascurato l’esercizio dei sacramenti.

“Io ho conosciuto grandi peccatori, grands coupables, près de comparaître devant Dieu (tu n’es point encore là) qui avaient imploré sa miséricorde, et qui certainement sont morts dans les meilleures dispositions. Esperons que tu, comme eux, tu nous donneras des bonnes exemples. Ainsi, pour precaution, qui donc t’empêcherais de réciter matin e soir un Je vous salue, Marie, pleine de grâce et un Notre Père qui etes aux cieux. Oui, fais cela! Pour moi, pour m’obliger. Qu’est-ce ça coûte? Mais le prometes-tu?”. Le pauvre diable promit. Le curé revint les jours suivants”.

Il suo zelo sembrava che riuscisse nell’intento perché, dopo un breve periodo, il malato manifestò la volontà di andare in pellegrinaggio al Buon Soccorso, se fosse guarito. Il farmacista protestò contro le manovre segrete  che, a sua avviso, andava tessendo il prete. Alla mamma Lefrançois ripeteva:

“Lasciatelo stare! Voi gli turbate il morale con il vostro misticismo”. Ma lei ormai non gli dava più ascolto anche perché, proprio lui, l’apothicaire, era stato la causa dell’aggravamento del male d’Hippolyte, proprio lui con la sua esaltazione del progresso e del nuovo spirito scientifico.

Per spirito di contraddizione con l’irriverente farmacista elle avvicinò (accrocha) même aux cheveux du malade un bénitier (acquasantiera) piena con un ramo di palma benedetta. Ma il povero degente non poteva essere soccorso dalla religione come non era stato soccorso dalla chirurgia perché la tumefazione aumentava dal basso verso l’alto.

La madre Lefrançois chiese a Charles di far venire le chirurgien M. Canivet da Neufchâtel, qui etait une célébrité de la chirurgie moderne. Quando il Dottore vide il degente, si accorse subito che la gamba era in cancrena fino al ginocchio e non si preoccupò neppure di nascondere la gravità del caso facendo un gesto di disapprovazione con una specie di sorriso sdegnato. Dopo il consulto, dichiarò apertamente che bisognava amputare la gamba. Poi andò dal farmacista inveendo ad alta voce contre les ânes (asini) qui avait pu reduire un malhereux homme en tel etat. Afferrato per il bottone del pantalone, scuoteva il farmacista nella farmacia gridando: Ce sont les inventions de Paris! Voila les idées de ces messeurs de la Capitale! C’est comme le strabisme. Pretendere di raddrizzare un piede deforme (pied-bot) è come pretendere di raddrizzare un gobbo nato (un bossu).

Homais souffrait en ecoutant ce discours et dissimulait son disage sous un sourire de courtisan ayant besoin de ménager (adescare) M. Canevet, don’t les ordonnances certains fois arrivaient jusque a Yonville (Ry = village de la Normandie). Aussi il ne prit pas part la défance de Bovary ne fit il même acune observation et, abandonnant ses principes, sacrifia sa dignité aux interets plus serieux de son negoce.

Il giorno dell’amputazione della gamba era un momento importante per il paese. Canevet arrivò da solo nel suo calesse (cabriolet). Il farmacista Homais faceva l’assistente. Quando tutto era pronto esclamò: Nous sommes prets? En marche!

Mentre Canevet et Homais au Lion d’Or operavano Hippolyte, Bovary si sentiva umiliato per il suo errore, non aveva il coraggio di uscire fuori di casa, col morale a pezzi e professionalmente distrutto. Emma, come che il fatto non la riguardasse, lo guardava con distacco, quasi con tosta indifferenza, senza prendere parte minimamente al suo disagio. Ella già più volte aveva ritenuto il marito mediocre anche professionalmente.

In questo modo Emma andava confermando la sua impressione sulla pochezza del marito, tuttavia piangeva pentita di aver ceduto alle avances di un altro (Boulanger).

Marito e moglie litigavano, lui l’adorva, lei lo detestava.

Elle se délectait dans toutes le ironies mauvaises de l’adultère trionphant. Le souvenir de son amant revenait à elle avec des attractions vertigineuses; elle y jetait son âme, emportée vers cette image par un enthpusiasme nouveau; e Charles lui semblait aussi detaché de sa vie, aussi absant pour toujours, aussi impossible e aneanti, qu’il allait mourir et qu’il eût agonisé sous ses yeux.

Canevet et Homais uscirono dal Lion d’Or e andarono verso la farmacia. Forse per superare lo stato di disagio che si era abbattuto nella coppia Bovary, Cherles si rivolse a Emma e cercò di abbracciarla per trovare un moto di conforto. Ella lo rifiutò e scappò. Charles, deluso, si lasciò andare in poltrona cercando di capire di che male soffrisse la moglie.

Quando Rodolphe la sera tornò, entrò in giardino e trovò la sua amante (la maîtresse) che l’attendeva sul primo gradino della scala. Si abbracciarono e tutto il loro risentimento si sciolse come la neve sotto il calore di quel bacio.

I due amanti ripresero a frequentarsi assiduamente incontrandosi anche a metà giornata. Emma faceva un cenno al piccolo Justin, il garzone degli Homais, e questi si recava di corsa à la Huchette. Rodophe arrivava ed ella su di lui scaricava tutte le scontentezze della vita, tutto il suo malumore. La domestica Félicité era sempre intenta a sbrigare le faccende di cucina. Justin le stava accanto, la scocciava e la seguiva passo passo. Lei aveva sei anni più di lui e Theodore, il domestico dei Guillaumin, cominciava a farle la corte.

“Lasciami tranquilla” diceva lei, sbrigando le sue faccende domestiche e inamidando il collo delle camicie. “Vai a pestare le mandorle nel mortaio, piuttosto che gironzolare appresso alle donne; cattivo marmocchio! Perché t’ immischi in queste cose, aspetta ancora che ti cresca la peluria nel viso”.

Intanto Carlo fu costretto a sborsare trecento franchi per l’acquisto di una protesi da regalare a Hipplyte. Un arto di legno rivestito in sughero con articolazioni snodabili rivestito di un pantalone nero che terminava con una scarpa in vernice. Ma all’interessato sembrava un apparecchio troppo complicato, per cui pregò i Bovary di procurargliene un altro più semplice e più comodo. Quindi Carlo sostenne la spesa per l’acquisto anche del secondo apparecchio. Intanto il garzone di scuderia piano piano si riprese e tornò al suo lavoro.

Le marchand Lheureux avait fourni toute cela (le due protesi per Hippolyte) e en plus une cravanche (una cravatta), don’t Emma fit cadeau (dono) à Rodolphe et le marchand après avait presentait chez elle une facture de 270 francs. Emma fut très embarrasée pour les dettes ( per i debiti) qu’elle avait faites.

Ad un certo punto Emma incominciò ad avere idée strane, incalzava continuamente Rodolphe perché temeva che egli avesse qualche altra relazione con altre donne che potessero contenderle il suo amore. Nelle sue fissazioni morbose diceva: “Je sais mieux t’aimer; je suis servente e concubine! Tu es mon roi, mon idole! Tu es bon! Tu es intelligent! Tu es fort!”

Ormai il loro menage adulterino era diventato presto di dominio pubblico.

Mme Bovary mère, aprèe une épaventable scène (spaventosa scenata) avec son mari, etait venue se refuger chez son fils, ne fut pas la bourgoise la moine scandalisée. Bien d’autres choses lui déplurent.

Ella una sera sorprese Emma in compagnia di un uomo con un collier scuro, sulla quarantina, che al rumore dei suoi passi uscì in fretta dalla cucina e si allontanò quatto quatto. La suocera la riprese. La nuora reagì in maniera impudente cacciandola via da casa. Il povero Carlo, mortificato tra l’incudine e il martello, intervenne per rappacificarle, ma scapparono entrambe per direzioni opposte. Raggiunse la madre che, arrabbiata furiosa, gridava: “C’est une insolente! Une évapourée! Pire, peut-être!”.

Se la nuora non le avesse chiesto scusa, la vecchia voleva scappare e  non tornare mai più in quella casa. Carlo convinse Emma a chiedere scusa alla madre. “Excusez-moi, madame!” proferì lei con assai poca convinzione.

Intanto gli incontri con Rodolphe, non più tanto nascosti, continuarono. Ella lo supplicava di liberarla da quella penosa situazione in cui era costretta a vivere. Voleva scappare, elle voulait s’en fuire. “Ma come?, disse Rodolphe, e tua figlia?”. “Nous la prendrons, tant pis!”.

Una volta i due amanti trascorsero insieme le prime ore della notte all’aperto in giardino, fantasticando e facendo progetti surreali sulla loro partenza e sul loro avvenire comune in luoghi lontani, favolosi. Ella costruiva castelli in aria e cercava di ottenere il consenso dell’amante che, apparentemente accondiscendeva ai suoi progetti, ma in realtà era assai poco convinto di quello ch’ella diceva. In un primo momento egli adottò la strategia del rinvio dell’ipotetica partenza. Poi, dietro l’incalzante pressione di lei, acconsentì a fissare la data per il 4 settembre. La sera precedente, prima di lasciarsi, si diedero l’appuntamento per l’indomani a mezzogiorno all’Hotel Province. Poi si lasciarono prendendo direzioni diverse per far ritorno, ciascuno alla propria casa. Lungo il tragitto Rodolphe rifletteva sul gesto che stava per compiere. Diceva in se stesso: “Je ne peux pas m’expatrier, avoir la charge d’une enfant!”. Il se disait toutes ces choses pour s’affermir davantage. Encore il se disait “Et, d’ailleurs, les embarras, la depence … ! Ah! Non, non, mille fois non! Cela eût eté trop bête!” (Quella sarebbe un’idiozia).

Rodolphe, une fois qu’il été rentré chez lui, prit une décision. Ecrit un lettre à Emma, ou il lui confia: “Je ne veux pas faire la malheur de votre existence …; avez vous mûrement pesé (ci avete pensato bene) votre determination? Savez-vous l’abîme ou je vous entrainais, pauvre ange? Vous allies confidante e folle, croyant au Bonheur, à l’avenir … Ah! Malhereux que nous sommes! Insensés!”.

Après il continua; “Emma! Oubliez moi!

Per non dare adito a un presunto tatticismo e per sganciarsi da lei definitivamente, Rodolphe aggiunse: “Je serai loin quand vous lirez ces tristes lignes; car j’ai voulu m’enfuir au plus vite afin d’eviter la tentation de vous revoir. Pas de faiblesse! Je reviendrai; et peut-être que, plus tard, nous causerons (chiacchiereremo) ensemble très froidemente de nos anciens amours. Adieu!. Votre ami? … Oui, c’est cela!”.

L’indomani sistemò la lettera sul fondo di un cestino, la ricoprì con fogliame di vite, la riempì di albicocche e l’affidò al servo Girard per portarla a Mme Bovary. Egli si serviva di questo mezzo per corrispondere con lei inviandole con le lettere, a seconda della stagione, della frutta o della cacciagione (tibier). “Se ella ti chiede notizie di me, dille che sono partito per un viaggio. Il cestino poi va consegnato a lei personalmente. Hai capito?” disse Rodolphe al garzone.

Quando Emma lesse la lettera fu colta da una violenta crisi di nervi. Si relegò in mansarda, lesse e rilesse più volte la missiva, la spada che le aveva tolto tutte le sue speranze di una migliore vita futura. Pertanto si guardò attorno, guardò fuori, vide il vuoto della strada, perché non farla finita?

Nella crisi di sconforto che le faceva prefigurare la fine, sentì la voce del marito che la chiamava: “Ma femme! Ma femme!” Cria Charles.  Elle s’arrêta. “ Ou es tu donc? Arrive!”.

L’idea di essere sfuggita alla morte la fece trasalire e nella confusione della sua testa sentì il contatto rassicurante di una mano che l’afferrò. Era la domestica Félicité  “Monsieur vous attend, madame! La soupe est servie”. Et il lui fallut descendre! Il fallut se mettre à table!

Scese giù, si sedette a tavola, ma non aveva voglia di mangiare. Si ricordò della lettere, ma non sapeva più dove l’aveva lasciata. Era rilassata. Aveva paura di Carlo che certamente era venuto a sapere la cosa. Infatti egli buttò una frase che le fece capire ch’egli aveva capito tutto.

“Allora non siamo affatto vicini a rivedere Rodolfo?”. “Chi te l’ha detto!” esclamò lei, trasalendo. “Me l’ha detto Gerardo che egli è partito o sta per partire”. Ella singhiozzò. Ma egli approvò la scelta di Rodolphe che aveva in mano la gioventù per godersi la vita e i mezzi per divertirsi con le ragazze. D’altronde egli era  un mattacchione (farceur).

Tutto a un tratto un calesse comparve nella piazza, Emma lo scorse e lo riconobbe. Era quello di Rodolphe che, essendo diretto a Rouen, si trovava di passaggio a Yonville. Ella trasalì e scompigliò il tavolo apparecchiato creando un grande fracasso. Carlo invocò aiuto. Berthe, sbigottita, gridava, Félicité, cui tremavano le mani, liberava Emma dalle allacciature perché aveva movimenti convulsivi (attacco epilettico o di nevrosi di tipo freudiano?). Il farmacista accorse al trambusto e disse: “Je cours chercher dans mon laboratoire un peu de vinaigre aromatique”. Mentre ella ne respirava l’aroma, accennava a riprendersi. Carlo le fece le sue profusioni d’affetto e le avvicinò la piccola Berthe per abbracciarla. Ma Emma, con una voce alterata, rifiutò: Non, non … personne! diceva.

Siccome continuavano gli spasmi, la misero a letto. Il farmacista chiese la causa di quella sincope, Bovary rispose che era stata colta da un attacco improvviso mentre mangiava albicocche. La cosa appariva strana e inverosimile perché non si era mai sentito dire che le albicocche producessero effetti del genere. Non bisogna ricorrere a medicamenti inutili, diceva il farmacista.

Ma Emma, risvegliandosi spontaneamente, esclamò: Et  la lettre? Et la Lettre?

Pensarono che ella delirasse; une fievre cérebrale s’etait declarée.

Per 43 giorni Charles abbandonò i suoi pazienti alla loro sorte per seguire la moglie. Le stava accanto notte e giorno, le dispensava le cure, le metteva gli impacchi freddi in testa, fece venire altri colleghi specialisti per una visita, tra i quali M. Canevet e  le docteur Larivière, suo ex maestro. Il povero marito era disperato. I sintomi continuarono per tutta l’estate. A metà ottobre sembrava che avesse avuto un leggero miglioramento, per cui Carlo la portava a fare passi in giardino. Ma poi stette di nuovo male con crisi di vomiti, tanto che egli incominciò a dubitare che non si trattasse di cancro.

In autunno, dopo la lunga degenza della moglie, Carlo cominciò a incontrare notevoli difficoltà in famiglia anche di tipo economico. In tali condizioni passò anche l’inverno. Di tanto in tanto l’ammalata riceveva la visita del sacerdote Bournisien che cercò di confortare Emma con le risorse della fede. A poco a poco ella si sentiva confortata e risollevata dalla speranza che nutriva sulla divina Provvidenza. Infine manifestò la volontà di avere un amore più grande e più vero di tutti gli altri amori umani: la volontà di farsi santa.

Il curato si meravigliava del cambiamento di Emma, anche se si manteneva prudente perché la fede della donna sapeva un po’ di eresia, un po’ di stravaganza.

Il ricordo di Rodolphe l’aveva precipitata nel profondo della sua anima; e là restava immobile, solenne e ieratica come la mummia di re in un sotterraneo. Dal suo grande amore imbalsamato  promanava un’esalazione che si diffondeva dappertutto e profumava di tenerezza l’atmosfera immacolata in cui ambiva a vivere. Quando s’inginocchiava nella preghiera, si rivolgeva al Signore con le stesse parole di dolcezza che una volta aveva sussurrato all’orecchio del suo amante negli sfoghi profani dell’adultera. Ella si paragonava alle dame famose di altri tempi di cui aveva sognato la gloria. Spesso si ritirava in solitudine per profondere ai piedi del Cristo sofferente  tutte le lacrime di un cuore ferito dall’esistenza.

Allora si abbandonava a eccessivi gesti di carità. Cuciva abiti per i poveri, distribuiva provvidenze ai bisognosi; riprese in casa la figlia che, durante la sua malattia, il marito aveva nuovamente affidato alla balia. Inoltre s’intratteneva a lungo con la piccola  Berta ad insegnarle l’apprendimento della lettura e della scrittura.

Una volta i tre personaggi in vista del paese, Bovary, le curé Bournisien e l’apothècaire Homais, bevendo cidre, impostarono una lunga discussione accademica a tre su diversi temi: la bontà del cidre, la preferenze della musica sulla letteratura per Bournisien e, al contrario, la preferenza della letteratura sulle altre arti per Homais. Poi questi chiese a bruciapelo: Perché la Chiesa scomunica la commedia, quando altre volte questo genere d’arte contribuiva all’ esaltazione della fede? Al che Bournisien rispose: Ce sont le protestants, non pas nous, qui recommandent la Bible!

N’importe! Dit Homais, je m’étonne que , de nous jours, en un siècles de lumières, on s’obstine  encore à proscrire un délassament intellectuel qu’est inoffensif, moralisant et même higienique quelquefois, n’est-ce pas, Docteur? Bovary assentì pigramente, sia perché la pensava allo stesso modo, sia perché non aveva idee sue da proporre, data la piattezza della sua personalità.

Carlo, per distrarre la moglie convalescente, la portò a teatro a Rouen a seguire un’opera musicale. Il soprano era Lucie, il tenore era il prestante Edgard Lagardy, bello affascinante. In molti passaggi dello sviluppo dell’intreccio, la fiction musicale offriva a Emma l’occasione favorevole per fare riemergere dal suo inconscio molte delle antiche passioni e per farle rivivere molte emozioni analoghe a quelle da lei vissute in precedenza. Il tutto come un ricordo lontano di passioni che, se non del tutto spente, sicuramente relegate ed assopite negli strati più profondi della coscienza. In un intervallo della scena, i Bovary incontrarono l’amico di una volta, lo studente di Giurisprudenza Léon. Vous êtes donc à Rouen? Lui demanda-t-elle. Oui! Repondit-il.

In lei riaffiorarono in maniera prepotente i ricordi dell’amicizia e della frequentazione di una volta, per cui tutto il resto, l’opera, la musica, i personaggi, tutto passò in secondo piano. Egli si sedette dietro di lei che ne sentiva la vicinanza, la fragranza della passione e si sentiva rabbrividire in tutta la profondità del suo essere. Perché era incappato lì ? Per quale circostanza misteriosa ? Che segnale era questo?

Dentro la sala faceva molto caldo e lei era stufa di stare chiusa lì dentro, per cui, su proposta di Léon, i tre uscironofuori e andarono a sedersi all’aria libera, sulla piazzetta di un bar del porto. Carlo sarebbe voluto rimanere ancora a teatro per seguire l’opera, ma non voleva dispiacere la moglie. Bevettero, chiacchierarono a lungo,  i Bovary fecero i convenevoli di circostanza. Poi salutarono e andarono via perché Carlo doveva rientrare per attendere al suo lavoro. Invitarono Léon a casa loro, egli ringraziò e promise che sarebbe andato un giorno a cena.

Tout à coup Léon se rapela du temps passé, ou il avait songé une incertaine promesse d’un avenir fantastique. Maintenant sa passion pour Emma se réveilla.

I Bovary quella notte avevano pernottato in città all’albergo La Coix Rouge. Léon se n’era accorto e il giorno dopo, verso le cinque, si presentò nell’albergo dove raggiunse Mme Bovari sola nella sua stanza, mentre il marito era ripartito per fare rientro nel villaggio. Léon le dichiarò tutta la sua ammirazione e  la sua ardente passione. Ella l’ascoltò non senza un indefinito senso di piacere, ma rifiutò le sue avances perché si sentiva più vecchia e non le pareva il caso che egli s’impegolasse in una relazione sentimentale con lei. D’altronde adesso anche la sua antica passione si era stemperata ed ella era entrata in un altro ordine d’idee, di meditazione religiosa e spirituale. Léon non desistette e volle a tutti i costi un appuntamento anche per il giorno dopo, che fu fissato nella chiesa cattedrale. Uno svizzero che si prestava a fare da Cicerone nella la chiesa fu da lui rifiutato, da lei accettato. La Bovary seguiva distrattamente la guida, di tanto in tanto s’inginocchiava e si abbandonava in momenti di raccoglimento nella preghiera. Ffecero arrivare una carrozza e si fecero condurre in giro per la città.

Poi si lasciarono e ciascuno di loro tornò alla propria casa. Emma trovò l’avviso di recarsi urgentemente dagli Homais per poterle comunicare una notizia importante. Il farmacista era infuriato contro il suo garzone Justin perché era andato a frugare dove non doveva, dove c’erano i prodotti chimici pericolosi, dai quali aveva tolto l’arsenico. Il principale gli fece una scenata umiliante ricordandogli la sua miserabile condizione di provenienza e rinfacciandogli tutto il bene che gli aveva fatto per riscattarlo da quella condizione di miseria, mentre egli si era dimostrato poco meritevole.

Bovary chiese il motivo per cui era stata chiamata, Homais le rispose ch’era morto il suocero, M. Bovary père.

Gustave Flaubert – Madame Bovary – Prima Parte

Posted By Felice Moro on Marzo 21st, 2011

(Destrutturazione e ricostruzione sintetica del testo)

Prima Parte

Emma Rouault aveva sposato il medico Charles Bovary, figlio unico, di carattere un po’ freddo, ma, tutto sommato, un bravo uomo, molto affezionato alla moglie. Egli, a modo suo, l’adorava e la colmava di tutte le attenzioni possibili, per quanto poteva essere lecito pretendere da uno come lui, con alcuni difetti di pronuncia in età evolutiva e di personalità in età adulta, cresciuto in mezzo agli agi ma succube dell’influenza invasiva della madre. Questa era una donna di altri tempi, abituata ai sacrifici, ai risparmi, a una vita ordinata per quanto monotona, grigia e ripetitiva potesse apparire ad altri di fuori. Emma era una donna bellissima, con i capelli lunghi, la carnagione chiara e rosea molto soffice, gli occhi grandi bovini molto espressivi, occhi intriganti di un’ammaliatrice che, con il semplice sguardo, fulminava  il cuore pulsante dei suoi amanti. Dopo pochi mesi di matrimonio si era già stancata del marito fino al punto da esclamare in se stessa: Pourqoi je me suis mariée? A fine settembre i coniugi Bovary furono invitati a una festa à la Veaubyessard dal marchese Andervilliers, che era candidato alla Camera dei Deputati.

Era intervenuto alla festa anche il duca di Laverdiere, protetto dal duca d’Artois. Allora era ormai molto anziano, ma da giovane era stato un uomo galante, aveva vissuto a lungo nella Corte reale e si vantava anche di essere andato a letto con le regine. Dopo il banchetto di gala ci furono i balli. Un giovane attirava l’attenzione degli altri parlando in italiano di San Pietro, di Tivoli, del Vesuvio. Il divertimento offrì ad Emma l’occasione per  fare un ballo galeotto con un giovane Visconte. La coppia ballava bene, in maniera leggera, elegante flessuosa tale da suscitare molte fantasticherie galanti (prurigineuses) nella fervida mente della giovane donna. Ella sognava di poter fare un giorno una vita surreale in un ambiente di lusso, di nobiltà e di benessere, magari a Parigi. Elle avait envie de faire des voiages ou de returner vivre a son couvant, dove aveva vissuto da ragazza e dove aveva ricevuto la sua prima educazione dalle suore. Era una donna volitiva dalla psicologia complessa, talvolta ambivalente, che voleva e non voleva, nello stesso tempo, la stessa cosa. Scrive Flaubert: En effet elle southait à la fois mourir e habiter Paris. Per tutte le contraddizioni del suo carattere, Emma diventava sempre più difficile e capricciosa (devenait difficile, capricieuse). Alla fine di febbraio il padre andò a trovare gli sposi. Rouault apporta lui mëme a son gendre un dinde superbe  (un bel tacchino) pour le remercier de sa guérison et resta trois jours (loro ospite) a Tostes.

Ai primi di marzo i coniugi Bovary, dopo quattro anni di soggiorno in questa località, lasciano Tostes e si trasferiscono a Yonville l’Abbaye près del l’arrondissament de Neufchâtel. Le 19 ventöse, an XI (secondo il calendario della Rivoluzione 19/2-20/3), contemplando il panorama che si offriva allo sguardo dalla nuova sede, Emma esclamò: “L’esprit vague plus librement sur cette étandue sans limites, don’t la contemplation vous élève l’âme et donne des idée d’infini, l’ideal”.

Al battesimo della loro figlia Berthe, scrive l’autore “M. Leon chanta une barcarole, Mme Bovary mère, qui etait la marraine, une romance du temps de l’Empire; enfin M. Bovary père exigea que l’on descendït l’enfant et se mit à baptiser avec un verre de champagne qu’il lui versait de haut sur la tëte. Cette dérision du prèmier des sacrements indigna l’abbé Bournisien; le père Bovary repondit par une citation de la Guerre des dieux, le curé voulut partir, les dames suppliaient; Homais s’interposa; et l’on parvint à faire rasseoir l’ecclesiastique”.

Ma il comportamento di Emma era per molti versi sorprendente. “Elle était si triste e si calme, si douce à la fois et réservée, que l’on se sentait près d’elle pris par un charme glacial, comme l’on frissonne (freme) dans les èglises sous le parfum des fleurs mélé au froid des marbre … C’est une femme de grands moyens … disait quelquin … Les bourgeoises  admiraient son économie, le clients sa politesse, les pauvres sa charité ….. Cette robe au plis droits cachait un coeur bouleversé, e ses lèvres si poudiques n’en racontaient pas  la tourmente. Elle etait amoureuse de Leon (le clerc) et elle recherchait la solitude, afin de pouvoir plus à l’aise se délecter en son image.

E poi l’autore continua:  La mediocrité domestique la poussait à des fantasies luxueuses, la tendresse matrimoniale en des désires adultères. Elle aurait volou que Charles la battit pour pouvoir plus justemente le détester, s’en venger (vendicarsi) … Elle avait degoût de cette hypocrisie. Des tentations la prenaient de s’enfuir avec Leon (il seminarista) quelque part, bien loin, pour essayer une destinée nouvelle; mais aussitôt il s’ouvrait dans son âme un gouffre vague, plein d’obscurité. Elle restait brisée , heletante, inerte, sanglotant (singhiozzante) à voix basse e avec des larmes qui coulaient …. Son mal, à ce qu’il parait, etait une manière de brouillard (nebbia) qu’elle avait dans la tëte e le medicins n’y pouvent rien, ni la curé non plus … Puis, après son mariage, ça lui a passaé, dit-on. “Mais, moi, reprenait Emma, c’est après le mariage que ça m’est venu!”.

M. Lèon allait à la ville toutes le semaines, à peu près. Dans quel but? Quoi faire? Homais (il farmacista) supçonnait là-dessous quelques histoire de jeune home, un intrigue. Mais il se trompait: Léon ne poursuivait acune amourette. Plus que jamais il etait triste. Dopo che Léon era partito, Emma sentì un grande vuoto dentro di sé e le venne la voglia di studiare l’italiano, di andare a Parigi. Mme Bovary mère prit parti contre Emma. “A quoi elle s’occupe? A lire des romans, de mauvais livres, des ouvrages qui sont contre la religion e dans lesaquelles on se moque des prêtres par des discours tirés de Voltaire.

Intanto, nel suo ménage sentimentale, compare un giovane di 34 anni, M. Rodolphe Boulanger. Il etait de temperament brutal e d’intelligence perspicace, ayant beaucoup frequenté les femmes qu’il connessait bien. Celle-là lui parut jolie; il y revait donc et, à son mari, il disait: Moi, je les crois très bête. Elle bâille après l’amour comme une carpe après l’eau sur une table de cuisine. Avec trois mots del galanterie, cela vous adorerait, j’en suis sûr!

Rodolfo sottopone Emma all’azione martellante del suo spudorato corteggiamento. Fanno insieme una passeggiata a cavallo nel bosco, che poi si sarebbe rivelata quella fatale, perché durante il suo svolgimento Rodolphe fa la sua professione d’amore. Ed ella, nella scontentezza della vita e nella debolezza della carne, si abbandona al corteggiamento del suo seduttore. Al rientro a casa mentisce al marito. Poi, per giustificare a se stessa prima ancora che agli altri il motivo della sua caduta, si costruisce un alibi psicologico tutto suo, rappresentandosi come la vittima sacrificale di un modello etico e comportamentale erroneo ed ipocrita. In pratica, se ella ha peccato, la colpa non è sua, ma degli altri, della società, della sua condizione esistenziale.

Così Emma, nel delirio della sua passione, si scopre adultera come tante altre donne famose e intraprendenti, personaggi dei libri, protagoniste di romanzi, che ella aveva sempre invidiato. Perciò, anziché sentire il peso del rimorso per il tradimento del vincolo coniugale, prova la soddisfazione della vendetta per condizione che la teneva prigioniera di un’assurda convenzione sociale. L’autore scrive al riguardo: “Elle éprouvait une satisfaction de vengeance. N’avaiti-elle pas assez souffert! Mais elle trionphait maintenant e l’amour, si longtemps contenu, jaillassait tout entier avec des bouillonnement joyeux. Elle savourait sans remords, sans inquiétude, sans trouble”. Dopo la prima caduta, Emma entrò nel turbinio del piacere clandestino, fece l’abitudine a condurre una doppia vita e tornava ai convegni amorosi anche con una certa impudenza. Quando Carlo usciva di casa presto, anche prima dell’alba, per andare a visitare i suoi pazienti, Emma si alzava furtiva e andava à La Houette, da Rodolphe per consumare il suo peccato giornaliero. La frequentazione era diventata così intensa e così paradossale che incominciò a preoccupare lo stesso amante per la sua imprudenza.

Una volta, mentre rientrava a casa alle prime luci dell’alba, incappò contro le canne del fucile di M. Binet, l’esattore, appostato nella sua posta di caccia di frodo alle anatre selvatiche (les canards) che vivevano annidate nelle giuncaie lungo le sponde del fiume. Egli, benché per suo dovere istituzionale fosse preposto alla tutela della legge, era il primo che violava le norme che egli stesso avrebbe dovuto tutelare. Ma, a parte lo spavento ch’ella si era presa da sola e il rimprovero di Benet per quello che poteva succedere per la sua imprudenza;  non tanto di questo si preoccupava Emma, quanto del fatto di essere stata scoperta a quell’ora trafelata di rientro da un convegno clandestino. Per sviare le cose raccontò una patetica quanto inutile bugia, dicendo di essere di rientro dalla casa della balia della figlia. Ciò nonostante ad Yonville tutti sapessero che la bambina non era più dalla balia da tanto tempo, ma era tenuta a casa dalla domestica Félicité. Ma il motivo più grave della sua preoccupazione era la consapevolezza del fatto che Binet era uno di quelli che non sapeva tenere la bocca chiusa, non riusciva a mantenere il segreto.

La Sardegna Nel Tempo – La Storia Essenziale dell’Isola e la Carta De Logu

Posted By Felice Moro on Gennaio 3rd, 2011

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Felice Moro e la casa editrice “Grafiche del Parteolla” sono lieti di presentare “La Sardegna nel Tempo – La Storia Essenziale dell’Isola e la Carta De Logu”. Il libro sarà in vendita da gennaio 2011 nelle migliori librerie della Sardegna e online.

la sardegna nel tempo - copertina

Quarto di copertina

Questo libro offre un quadro essenziale ed organico della storia della Sardegna. Esso ricostruisce il percorso cronologico del tempo che l´Isola ha attraversato, a partire dalla lunga e buia notte della sua Preistoria, fino ad arrivare ai giorni nostri. Lo scopo è stato quello di offrire un elementare  strumento di approccio alla materia, fruibile, sia in chiave didattica nelle scuole, sia in una prospettica culturale più ampia nella società degli adulti. L´opera ha uno scopo divulgativo e si propone di dare informazione, accendere curiosità culturali e di suscitare motivazioni alla lettura degli eventi della civiltà isolana da cui traspaiano gli elementi della sarda identità.

I contenuti si ampliano e si sviluppano progressivamente per cui passano, da un approccio iniziale alla materia molto sobrio e lineare nei primi capitoli, a livelli sempre più ampi, più intensi e più coinvolgenti nella seconda parte dell´opera.

Essendo un lavoro di sintesi di un operatore scolastico, il libro non poteva trascurare le esigenze del mondo della scuola: le finalità, i metodi, i linguaggi e gli stili narrativi. Perciò è un´opera particolarmente indicata per chi si occupa dei problemi educativi: dirigenti, insegnanti, studenti, genitori, cooperative educative e sociali. Non solo, ma per la sua semplicità linguistica, espositiva e concettuale è indicato anche per i comuni lettori.

Contenuti speciali

Il libro conterrà un’appendice fotografica parzialmente curata da Paolo Lombardi (www.neroargento.com).

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