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Scritto Da Felice Moro il giorno 08 Gen 2009

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L’articolo è incentrato sulla storia, struttura e funzioni della Comunicazione. La comunicazione è una relazione che si stabilisce tra due o più … (Clicca sul titolo per continuare a leggere l’articolo)

 

Forme Patologiche Della Comunicazione

Posted By Felice Moro on gennaio 25th, 2009

Negli articoli precedenti abbiamo analizzato  le diverse forme della comunicazione, verbale e non verbale, che vengono fatte in  normali condizioni neurofisiologiche, linguistiche e comportamentali del soggetto parlante. Inoltre abbiamo fatto cenno e continueremo ad esaminare sinteticamente i diversi meccanismi neurologici e psicolinguistici messi in moto dall’essere umano per attivare i vari processi linguistici della comunicazione.

Il discorso cambia la musica e si pone in altri termini quando il soggetto che deve apprendere e utilizzare il linguaggio soffre di forme patologiche della comunicazione verbale, quali possono essere, per esempio, la dislalia, la disartria, l’ipoacusia, le balbuzie o altri difetti dell’apparato fono-articolatorio come la palatoschisi.  Sono tutti difetti che, per una causa o per l’altra,  impediscono al soggetto di percepire i suoni e/o di produrre il linguaggio in forma corretta. In tali casi si manifestano disturbi di articolazione, fonazione,  risonanza, respirazione; in altri casi  il soggetto é un semplice portatore di disturbi dell’apprendimento, quali  la dislessia e la disgrafia.

La dislalia é un disturbo nell‘articolazione delle parole dovuto ad alterazioni morfologiche dell’apparato fono-articolatorio in cui sono coinvolti molti organi: polmoni, laringe, bocca, lingua, palato, cavità nasali. Il difettoso funzionamento di alcuni o anche di uno solo di questi organi può causare il disturbo. La disartria é un disturbo derivante dalla difettosa motricità respiratoria e/o fonatoria, che riduce l’intelligibilità delle sequenze foniche. La causa può essere multifattoriale e può essere una semplice spia di altre patologie più gravi da accertare. La disartria non limita soltanto la capacità fono-articolatoria, ma disorganizza l’intero processo evolutivo verbale, impedisce l’acquisizione del linguaggio simbolico utilizzato per la comunicazione, non gratifica l’individuo creandogli feedback positivo,  non si costitituisce come fattore strutturante dei poteri concettuali della mente; pertanto non può attivare il circolo virtuso nei rapporti dinamici tra pensiero e linguaggio, cui si fa riferimento in altre parti di questo sito. L’ipoacusia é causata da un deficit uditivo cioé da forme di sordità, più o meno gravi, talvolta ignorate per lungo tempo.  Queste spesso derivano da alterazioni dell’orecchio medio per mancata ventilazione tubarica. Il bambino che non sente o sente male, non parla o parla in maniera difettosa per mancato assorbimento del modello fonico corretto del linguaggio verbale parlato in famiglia, a scuola e nei gruppi sociali di cui fa parte. Per tutte queste forme patologiche della comunicazione verbale la terapia consigliata é costituita dagli interventi di logoterapia fatti in età precoce,  prima che il disturbo si consolidi a livello neurologico e si strutturi  a livello funzionale rendendo il danno irreversibile e resistente anche agli interventi educativi collegati a quelli riabilitativi che eventualmente arrivino in un momento tardivo. 

La palatoschisi é data da una fessurazione del palato per mancata fusione delle lamine palatine. Il difetto può essere causato da  tare ereditarie, da fattori genetici o da altri fattori tossici esogeni come possono essere certi farmaci (diazepinici) assunti dalla madre durante i primi tre mesi di gravidanza. Se la fessurazione del palato si estende fino al labbro superiore si ha la forma di labioschisi e se coinvolge l’arcata dentaria superiore si ha la gnatoschisi. In molti casi il disturbo coinvolge sia il palato che il labbro  e allora si ha la forma di labiopalatoschisi. La patologia causa diversi disturbi funzionali: di alimentazione (il latte succhiato con la bocca rifluisce sul naso); di respirazione (l’aria inalata nel naso sfugge attraverso la bocca senza poter essere incanalata nel modo dovuto per poter mettere in moto gli apparati della fonazione e dell’articolazione del linguaggio in modo corretto).  Le balbuzie sono un disturbo della fluenza verbale di natura psicologica che può essere corretto facilmente con adeguati interventi di terapia riabilitativa del linguaggio e di sicurezza della sfera psico-emotiva.

 Poi ci sono individui che dal punto di vista nerofisiologico sembrano soggetti normali, non presentano apparenti lesioni a carico degli apparati psico-motori e neuro-sensoriali, ma incontrano dificoltà nella produzione del linguaggio verbale e nell’apprendimento delle abilità scolastiche della lettura e scrittura perché soffrono dei disturbi  di dislessia e disgrafia. Ora alcuni di questi individui  hanno  subito danni organici da parto al momento della nascita o traumi fisici in età infantile riportando microlesioni a carico delle aree corticali del cervello deputate ad esplicare la funzione motoria del linguaggio come può essere il Centro di Broca. Se questi danni non sono stati mai diagnosticati e a suo tempo curati nel modo dovuto possono causare problemi nel processo d’interpretazione dei segni grafici causando fenomeni di dislessia e/o di disgrafia. Questi individui sono dei veri  dislessici / disgrafici, che però statisticamente  sono poco numerosi. Ben più numerosi sono i falsi dislessici / disgrafici che, nella maggior parte dei casi, sono individui semplicemente svantaggiati sul piano sociale e/o disadattati sul piano individuale; comunque sono vittime di  variei forme di deprivazione culturale e/o di gravi disturbi di comportamento o della personalità che non ha conseguito lo sviluppo che avrebbe dovuto raggiungere in rapportato all’età. A parte eventuali cause di deficit sensoriali anche lievi, di vista o di udito, ci possono essere molte altre cause concorrenti, quali: fattori affettivi e ambientali inadeguati, non corretta percezione del sé corporeo, mancata dominanza emisferica cerebrale, non corretta strutturazione del concetto spazio-temporale e dei relativi rapporti topologici (davanti, dietro, destra, sinistra, sopra, sotto ecc.). Il fenomeno appare in vari modi, tra cui, la confusione nella distribuzione spaziale e nell’ordine seriale delle lettere nella stringa linguistica, dove l’individuo salta o inverte lettere o gruppi di lettere, introduce lettere maiuscole in corpo alla parola o comunque fuori posto, sbaglia riga quando va a capo, scrive alcune lettere troppo grandi e altre troppo piccole; trova difficoltà nei normali processi di segmentazione o di coarticolazione fonemica; ha scarsa memoria visiva e/o acustica a breve e a lungo termine; il soggetto non presta attenzione al contenuto e non é in grado di raccontare ciò che legge; é lento nell’apprendere le parole e i concetti, ma é rapido nel dimenticarli entrambi; talvolta riesce a copiare fedelmente un testo scritto, ma commette errori grossolani sia nella scrittura spontanea, sia nel testo scritto sotto dettatura.

In altri casi i pazienti sono individui che versano in situazione di handicap a causa di una patologia clinicamente accertabile e documentabile, per cui non hanno potuto sviluppare tutte le potenzialità necessarie  all’acquisizione  del linguaggio verbale  per compiere una forma corretta di comunicazione . Complessivamente gli individui svantaggiati di cui si parlava in precedenza e i soggetti disabili formano le fasce dell’ utenza debole, prima dei servizi educativo-scolastici, poi di quelli lavorativi e sociali della società degli adulti. Per il recupero degli individui che formano le fasce  dell’utenza debole una volta esistevano le scuole speciali e le classi differenziali all’interno delle scuole comuni. Poi, a partire da metà anni ’70 del secolo scorso, la scuola italiana ha scelto un’altra linea di politica scolastica: l’integrazione di tutti i soggetti in difficoltà nelle classi normali della scuola comune. Sulla base di Circolari e Ordinanze emanate dal potere amministrativo, hanno iniziato sotto forma sperimentale nel 1975 le due scuole dell’obbligo, Elementare e Media. Poi l’iniziativa é stata codificata con la Legge 517/77. Nei  primi anni ’80 è venuto  il turno prima della Scuola Materna; poi, nell’anno scolastico 1988-89, quello della Scuola Secondaria Superiore. Nel 1992 il Parlamento ha approvato la Legge-Quadro N° 104 che da dell’handicap  la seguente definizione: “E’ persona handicappata colui che presenta una menomazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che é causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione“.  Definisce le competenze poste a carico delle diverse istituzioni competenti in materia:  le AA.SS.LL. per quanto riguarda la predisposizione e il rilascio della relativa certificazione (Diagnosi Funzionale e Profilo Dinamico Funzionale) e la terapia di riabilitazione; gli Enti Locali per quanto concerne l’assistenza, personale e strumentale, ai soggetti non autonomi; la scuola  ha il compito di predisporre il Piano Educativo Personalizzato come progetto operativo, sulla base del quale attua gli interventi educativi di recupero, istruzione e formazione . La Legge quindi riepiloga tutta la normativa precedente e disciplina ex novo  alcune altre parti. Conferma l’inserimento obbligatorio degli alunni disabili nelle classi normali  delle scuole comuni di ogni ordine e grado, compresa l’Università; stabilisce il numero massimo di 20 alunni per ciascuna classe che accoglie alunni in situazione di handicap; conferma la presenza dell’insegnante di sostegno con un rapporto di 1 a 4 a livello di organico provinciale. Egli garantisce gli interventi individualizzati e collabora con gli insegnanti titolari della classe o delle cattedre delle materie curricolari.  L’insegnante di sostegno diventa la figura diligente che attua gli interventi specifici di recupero e coordina l’azione didattica complessiva; ma, affinche l’iniziativa sia proficua e vada a buon fine, deve avere accanto a sé la necessaria collaborazione degli altri operatori scolastici, insegnanti e dirigenti. Il gruppo docente  deve lavorare in team per impostare un adeguato lavoro di recupero delle competenze mancanti; e se è necessario, deve partire dai prerequisiti motori, percettivi e sensoriali, prima di impostare l’azione degli apprendimenti formali. Questi, per loro natura, sono processi astratti che postulano un minimo di capacità astrattiva, ma i metodi seguiti devono sempre basarsi  su un’azione didattica efficace e sui supporti di sussidi concreti. Inoltre esistono varietà di metodi e linguaggi specifici  per il recupero dei soggetti affetti da particolari patologie come quelle  fisiche, psichiche o sensoriali della vista o dell’udito. Infatti per i non vedenti il canale comunicativo più indicato è il tatto che si basa sulla scrittura Braille; per i non udenti esistono i linguaggi mimici e gestuali; mentre per il recuper di molte tipologie di svantaggio o di handicap oggi esiste uno strumento formidabile: il Personal Computer. Nell’era della galassia elettronica i nuovi mezzi informatici e telematici, le pagine web e la rete di Internet offrono la possibilità di recupero, di apprendimento, di sviluppo culturale e di comunicazione globale tra tutte le persone del mondo, compresi i soggetti in difficoltà; la cosa era impensabile fino a qualche decennio fa. Affinché ciò avvenga, l’importante  é che gli individui dispongano di due condizioni essenziali: che abbiano integre le strutture neurofisiologiche del cervello e che siano alfabetizzati . Ma anche a prescindere dal mezzo informatico, oggi esiste una vasta letteratura sulla fisio-patologia della comunicazione verbale  in grado di dare buoni, o addirittura ottimi, risultati educativi; a meno che non si tratti di riabilitare soggetti particolarmente gravi, non vigili e non responsivi, con i quali non si riesce ad attivare nessun canale di comunicazione. Ad impossibilia nemo tenetur= nessuno può fare le cose impossibili. Tuttavia, con l’integrazione dei disabili, la scuola italiana sta facendo degli autentici miracoli scientifici e con ciò l’Italia sta dando una lezione di civiltà al mondo intero.

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Nella categoria: La Comunicazione

One Response to “Forme Patologiche Della Comunicazione”

Giuseppina

Salve,vorrei tanto avere un informazione.Siccome il mio ragazzo è balbuziente,vorrei sapere se questo problema puo essere causato dal fatto che lui ha il setto nasale deviato,provocandogli problemi alla respirazione!puo essere questa una causa alle sue balbuzie?dal fatto che non riesce a respirare dal naso,ma dalla bocca?spero di avere presto notizie..cordiali saluti

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