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Scritto Da Felice Moro il giorno 08 gen 2009

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L’articolo è incentrato sulla storia, struttura e funzioni della Comunicazione. La comunicazione è una relazione che si stabilisce tra due o più … (Clicca sul titolo per continuare a leggere l’articolo)

 

Il Pensiero e la Parola secondo Vygotsky

Posted By Felice Moro on giugno 7th, 2010

Il linguaggio esteriore è un processo di trasformazione del pensiero nella parola, un vero e proprio materializzarsi e obiettivizzarsi del pensiero. Invece il linguaggio interiore è il processo inverso di interiorizzazione, di volatilizzazione del linguaggio nel pensiero.

Anche nella sua forma interiore, comunque, il linguaggio non scompare ma va a depositarsi nei misteriosi sostrati della coscienza che non si volatilizza, non si dissolve nel mare magnum del puro pensiero che, tuttavia, non viene mai assunto come una realtà ontologica di natura filosofica.

Il linguaggio interiore è pur sempre linguaggio, cioè un tipo di pensiero connesso con la parola, anche quando, attraverso i cassetti della memoria, riemerge dagli scaffali di stoccaggio dell’Inconscio o del Subconscio.

Quest’affermazione trova un puntuale riscontro con la definizione che ne aveva dato il linguista, F. De Saussure, quando aveva affermato: Se si prescinde dalle parole, il nostro pensiero è una massa amorfa e indistinta. Senza il soccorso dei segni noi saremmo incapaci di distinguere due idee in modo chiaro e distinto. Preso in se stesso il pensiero è una grande nebulosa in cui nulla è delimitato.

Pur condividendo l’opinione del linguista dal punto di vista glottologico, resta sempre il fatto che dal punto di vista psicolinguistico nel linguaggio esteriore il pensiero s’incarna nella parola, mentre nel linguaggio interiore la parola muore nel momento in cui essa partorisce il pensiero.

Secondo il nostro studioso, il pensiero interiore è un processo dinamico instabile; un continuo fluttuare e guizzare tra i due poli estremi dell’universo psicologico: il pensiero e la parola.

E su questo punto concorda con Piaget quando questi afferma che “lo sviluppo mentale del bambino è sempre sotto la tensione di un equilibrio mobile, che è tanto più stabile, quanto più è mobile”.

Il Pensiero verbale

Ogni pensiero tende a stabilire connessioni e rapporti tra due o più termini. E’ un fenomeno in continua tensione ed è volto ad assolvere una determinata funzione, ad eseguire un compito ben preciso.

Ma la tensione dinamica del pensiero non segue di pari passo quella del linguaggio perché le due strutture, pensiero e linguaggio, costituiscono un’unità differenziata e ambivalente, fondata su complessi rapporti e su imprevedibili mutuazioni esistenti tra i due processi che, a volte collaborano e si fondono fino ad identificarsi nel pensiero verbale, ma non sempre coincidono tra di loro.

Anzi, certe volte ci sono delle non coincidenze e delle discrepanze tali che consentono all’individuo di dire una cosa, mentre ne pensa un’altra. In altre parole consentono comportamenti come quelli della finzione, della menzogna e dell’inganno.

Pertanto, siccome le due strutture a volte coincidono e a volte no, allora accade che uno stesso pensiero possa essere espresso con parole o frasi diverse; viceversa, una stessa frase può servire come veicolo per esprimere pensieri diversi.

Il pensiero non coincide con l’espressione verbale perché esso non consiste di singole parole collocate in successione come il linguaggio nella stringa della proposizione linguistica.

Il pensiero rappresenta una totalità psichica, simbolica e semantica molto maggiore per estensione e per comprensione di una singola parola o di un’intera proposizione.

Il pensiero è contenuto nella mente come una realtà globale e unitaria e non si costituisce  di volta in volta per singole unità, come invece si costituisce il linguaggio. Quello che nel Pensiero è un contenuto simultaneo, sul piano del linguaggio si costituisce in successione, lungo la catena della parola o della frase parlata o scritta.

Il passaggio dal Pensiero al Linguaggio

Il passaggio dal Pensiero al Linguaggio è un processo molto complesso che, da un lato presuppone il frazionamento del pensiero in più unità, dall’altro lato la reintegrazione nella sua globalità unitaria e la sua espressione in più parole.

Quindi vi è una divergenza di pensiero sia rispetto alle parole, sia rispetto ai significati delle parole stesse; quindi il percorso che va dal pensiero alla parola e viceversa passa per il significato secondo il seguente schema:

Pensiero > Significato > Parola

Data la stabilità strutturale della funzione, non è possibile il passaggio diretto dal Pensiero alla Parola perché tale passaggio implica una complessa e mediata trasposizione di termini cogitativi, linguistici e semantici.

L’impossibilità di questo passaggio determina l’inadeguatezza delle parole ad esprimere il pensiero e l’incomunicabilità diretta del pensiero stesso.

Il poeta russo Tjutchev ha scritto: “Come può il cuore esprimere se stesso? E come all’altro è dato di comprenderti?”.

Per superare questa difficoltà si sono cercate altre vie di mediazione. L’esperienza insegna che il pensiero, non soltanto si esprime nella parola, ma nel suo farsi viene alla luce attraverso di essa.

La mediazione del pensiero avviene dapprima interiormente attraverso i significati, poi attraverso le parole, più o meno adeguate, ad esprimere le sfumature logiche ed emozionali del pensiero stesso. E’ per questo motivo che il Pensiero non è mai l’immediato equivalente del significato della Parola. Il significato è l’elemento che media il Pensiero nel suo cammino verso la Parola e l’espressione verbale.

Il Pensiero

Ma arrivati a questo punto è il momento di porsi una domanda cruciale: il Pensiero, questo illustre sconosciuto, che cosa è realmente?

Le risposte a questa domanda possono essere molteplici e dipendono tutte dal retroterra culturale e ideologico del soggetto che si pone quest’interrogativo fatale.

Per il filosofo può essere il nous di Anassagora, le idee innate di Platone o di Cartesio, l’idea di essere di Rosmini, che poi s’identifica con l’anima immortale del credente; ma per lo psicologo sperimentalista moscovita la risposta è un’altra, che deriva dalle risultanze delle sue ricerche sperimentali.

Infatti il Vygotsky, in risposta alla sua stessa domanda, scrive: “Il pensiero ha origine nella sfera delle motivazioni della nostra coscienza che contiene le nostre passioni, i nostri bisogni, i nostri interessi, gli impulsi, gli affetti e le nostre emozioni. Dietro il Pensiero si schiude la sfera delle tendenze affettive e volitive che è la sola che può dare risposta all’ultimo perché dell’analisi del Pensiero”.

Da questa realtà, secondo l’esperto,  deriva la nostra capacità di inferenza. Infatti da essa noi possiamo comprendere il pensiero di un altro, ma soltanto quando conosciamo la sua realtà psicologica: le sue ansie,le sue paure, i suoi timori, le sue speranze, i suoi affetti.

Secondo alcuni studiosi la gamma delle motivazioni che suscitano il pensiero e ne orientano il decorso può essere raffrontata alla ragnatela dei significati reconditi delle battute dei vari personaggi di un’opera teatrale, dove, dietro ogni battuta c’è un impulso, più o meno sanguigno, dietro ogni espressione verbale c’è una motivazione.

Per comprendere il discorso altrui non basta comprendere le parole che egli pronuncia, ma occorre giungere a comprendere il pensiero; e per comprendere il pensiero bisogna comprendere le motivazioni che spingono la persona a parlare. Così che, quando scopriamo le sue motivazioni, con l’analisi psicologica dell’espressione verbale possiamo raggiungere il suo pensiero che promana dal piano recondito del suo Io.

Allora in sintesi si può dire che il pensiero verbale è un’entità globale, complessa e dinamica, nel cui ambito si svolgono i rapporti interattivi tra pensiero e parola, che si manifestano attraverso varie prospettive di piani diversi. E la parola è l’espressione più importante della coscienza.

La coscienza si riflette nella parola come il sole in una piccola goccia d’acqua. La parola, dal canto suo, sta alla coscienza come una cosa piccola ad una cosa grande, come un piccolo mondo ad un grande mondo, come una cellula all’organismo, come un atomo al cosmo.

Questa realtà profonda, complessa e gravida di grandi responsabilità, dovrebbe essere sempre presente negli insegnanti, nei genitori e in chiunque si occupi dei processi educativi e dell’apprendimento scolastico.

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Nella categoria: La Comunicazione

2 Responses to “Il Pensiero e la Parola secondo Vygotsky”

alfredo

sto studiando il pensiero di Vygotsky e mi sono imbattuto in questo utile e chiarificatore testo, da cui emerge una grande sensibilità nel catturare gli aspetti focali del pensiero di Vygotsky sul pensiero-linguaggio. Per questo mi permetterei di proporre al prof. Moro di condividere con lui il mio documento di studio in cui, oltre alla sintesi della lettura su Pensiero e Parola, vi sono anche alcune idee e critiche mie personali ispirate da tale opera. In particolare: 1. non necessità teorica di separare funzionalmente un inconoscibile pensiero puro dal linguaggio interno; 2. pensiero come motore generatore di impulsi ciclici e reiterabili; 3. trasformazione del significato in sensi comprendenti anche sensazioni. Spero di poter discutere su tali idee col prof. Moro.

Felice Moro

Egregio Alfredo
Anzitutto chiedo scusa per il notevole ritardo nel dare la risposta. Il motivo è stato perché, nella seconda decade del 2010, sono stato molto impegnato a terminare il lavoro di un’altra pubblicazione, “La Sardegna nel Tempo”, libro uscito da poco nelle librerie.
Tornando al nostro discorso comune su Vygotsky, devo dire che mi fa molto piacere il fatto che ci sia un’altra persona, come Lei, che cerchi di approfondire criticamente la questione. Al riguardo mi piacerebbe conoscere il suo documento per poter comprendere e valutare come e con quali strumenti possa essere reso attuale il pensiero dell’Autore e, viceversa, come il pensiero moderno possa integrare ed ampliare il discorso di Wygotsky sui rapporti tra pensiero e linguaggio nella società attuale.
In tempi difficili il ricercatore moscovita ha avuto il grande merito di aver posto la questione aprendo una finestra su una problematica di grande interesse scientifico sulla comunicazione.
Noi oggi, che utilizzo ne facciamo?
Cordiali saluti
Felice Moro

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