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Scritto Da Felice Moro il giorno 08 Gen 2009

http://www.felicemoro.com/breve-storia-della-comunicazione/

L’articolo è incentrato sulla storia, struttura e funzioni della Comunicazione. La comunicazione è una relazione che si stabilisce tra due o più … (Clicca sul titolo per continuare a leggere l’articolo)

 

Posts Tagged ‘struttura della comunicazione’

La Comunicazione Non Verbale

Posted By Felice Moro on gennaio 10th, 2009

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Nell’articolo precedente è stata esaminata la funzione della comunicazione nella sua prospettiva storica. In quest’articolo inizieremo a focalizzare l’attenzione sulla struttura della Comunicazione.
La Comunicazione non verbale

La comunicazione non verbale è la forma più antica,  più semplice e  più univoca per interagire, mandare o ricevere messaggi tra gli esseri umani. Ha a disposizione diversi mezzi significanti come possono essere i gesti, i segni, i segnali, le figure, i suoni, le luci, le voci, i colori o altri simboli convenzionali che rimandano ad un significato ben preciso, universalmente inteso da tutti. L’esempio classico è dato dal semaforo. In ogni città e nazione del mondo,  automobilisti e pedoni sanno che negli incroci stradali hanno diritto di passare quando appare il disco o l’omino verde e, a certe condizioni, possono passare col giallo; ma tutti sanno che c’è il divieto assoluto di passare col rosso.

In fondo tutta la segnaletica stradale,  formata da un insieme di segnali che indicano obblighi, divieti, pericoli, diritti e doveri di precedenza, direzioni, indicazioni di diverso tipo, altro non é che un grande corpo semiotico universale, un vocabolario estemporaneo, fatto, non di parole, ma di segnali che tutti dovrebbero conoscere e rispettare.

La stessa cosa si può dire in tanti altri contesti nei quali i segnali non verbali regolano le norme di comportamento dei cittadini che fruiscono dei servizi messi a disposizione del pubblico, quali:

  • il vigile urbano che, con i segnali della mano, dirige il traffico cittadino;
  • le torri di controllo degli aeroporti mandano segnali luminosi per regolare l’atterraggio e il decollo degli aerei sulla pista;
  • nelle stazioni ferroviarie e delle linee metropolitane i pannelli con i segnali luminosi indicano i treni, gli orari di partenza o di arrivo, le stazioni di fermata;
  • i cenni di assenso o di dissenso tra due o più persone sono sufficienti a compiere o non compiere certi atti, a porre in essere o meno certe azioni;
  • un comune cenno del genitore al figlio o del maestro all’alunno o il semplice cambiamento del tono della voce sono sufficienti per ottenere l’obbedienza o riportare l’ordine nella classe;
  • gli innamorati hanno un mutuo linguaggio inarticolato o gestuale che li mette perfettamente in comunicazione tra di loro, anche nelle emozioni più recondite, senza profferir parola;
  • una bandiera rappresenta il simbolo di uno stato;
  • le opere d’arte parlano con le forme, l’armonia, l’eleganza, l’equilibrio, l’espressione dei volti e dei colori. Pertanto in architettura, che cosa ci può essere di più maestoso del Partenone o della Basilica di San Pietro in Vaticano? In scultura, che cosa ci può essere di più meraviglioso delle statue della Pietà o del Mosè di Michelangelo? In pittura, che cosa ci può essere di più espressivo dell’ Ultima Cena o della Gioconda di Leonardo? In Musica, chi può superare le solenni armonie della musica sacra di W. A. Mozart o di J. S. Bach?
  • l’universo dei colori crea una grande varietà di simboli, talvolta con significati opposti tra di loro. Generalmente vengono distinti i colori caldi come il rosso, l’arancione e il giallo, dai colori freddi come il blu, il verde, il viola e la loro mescolanza produce i colori secondari che conferiscono fascino alle tavolozze dei pittori e scorci lirici alle metafore dei poeti. Inoltre essi creano un vasto universo simbolico pratico perché tutti sanno che il nero è il colore del lutto, il bianco è il simbolo della purezza, il verde è il simbolo della speranza e dell‘ecologia moderna, mentre il rosso può essere il simbolo dell‘amore o del martirio, della festa o di una determinata ideologia politica;
  • una serie di altri significanti impiegati in altri contesti rimandano ad altrettanti significati ben precisi.

Breve storia della Comunicazione

Posted By Felice Moro on gennaio 8th, 2009

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worldwideLa comunicazione è una relazione che si stabilisce tra due o più persone. Affinché essa possa sorgere e funzionare è necessario che esistano alcuni elementi fondamentali, quali:

1)  il soggetto emittente;

2)  il messaggio che comprende il significato o il contenuto della comunicazione;

3) il mezzo é il medium  che consente lo stabilirsi della comunicazione, che può essere l’aria, il telefono, la voce umana o la parola parlata escritta;

4)  il soggetto ricevente.

L’emittente è  il soggetto che produce la comunicazione, colui che, per soddisfare un suo bisogno personale o per esprimere una sua curiosità,  sente l’esigenza  di entrare in relazione con una o più persone; il messaggio è l’oggetto della comunicazione , il dato intenzionale che l’emittente intende trasmettere al ricevente, che può essere un bisogno materiale, psicologico o spirituale; il mezzo é l’oggetto materiale che consente lo stabilirsi della comunicazione. Può essere l’aria, l’apparecchio telefonico, la voce umana, la parola scritta, il disegno, l’immagine o qualunque altro segno che abbia un significato simbolico condiviso tra i due interlocutori; il ricevente è il destinatario del messaggio che può avere una pluralità di significati: informativo, imitativo, operativo, esortativo.

Gli uomini primitivi hanno incominciato a comunicare tra di loro con gesti, segni e suoni, che poi sono diventati simboli rappresentativi di queste entità foniche e segniche. Questi segni simbolici, evolvendosi e perfezionandosi, hanno formato le parole ed hanno dato vita al linguaggio verbale. Le parole scelte intenzionalmente tra tra le tante del vocabolario per comunicare, rappresentare o esprimere un fatto, un oggetto o una realtà, (asse paradigmatico) e sistemate secondo un certo ordine seriale (asse sintagmatico) costruiscono le frasi che, a loro volta, organizzate secondo certe regole grammaticali e sintattiche, formano il discorso, più o meno articolato, più o meno sviluppato.

Gli uomini primitivi hanno trasmesso i loro messaggi con graffiti, disegni stilizzati e pittogrammi, scalfiti sulle pareti rocciose delle caverne o sulle superfici levigate delle pietre monumentali, come possono essere i segni e le figure impressi nelle stele bibliche della Palestina (famosa quella che Giacobbe fece erigere sulla tomba di Rachele).

Dello stesso tipo e della stessa natura sono le figure incise sulle perdas fittas  (menhir) disseminate nelle varie aree geografiche del Bacino Mediterraneo: Sardegna, Corsica, Grecia, Francia, Spagna, Nord Africa e Medio Oriente; le sculture e le figure incise sulle pietre  in Gran Bretagna e in lrlanda, nonché le pitture rupestri dei i musei a cielo aperto della Lapponia (Norvegia). Fanno parte di queste forme espressive primitive anche le  grandi sculture di pietra con teste dai volti umani (i Moai) costruite davanti al mare nell‘Isola di Pasqua, dispersa nelle acque dell’ Oceano Pacifico. Inoltre hanno la stessa finalità segnica e simbolica le pitture rupestri realizzate dalle Civiltà Precolombiane delle Americhe, dal Messico al Brasile, dai Caraibi al Cile e all’Argentina. I geroglifici sono le scritture figurative che gli antichi egiziani riportavano sul papiro che cresceva rigoglioso sulle sponde del Nilo; la scrittura cuneiforme é quell’insieme di segni e simboli a forma di chiodi rovesciati forgiati dal fabbro, che gli antichi Babilonesi imprimevano sulle tavolette di argilla quando erano ancora morbide come la cera vergine. Poi venivano messe ad essicare al sole o nel forno per fissarne le forme e rendere imperituri i simboli dei loro messaggi. Molti reperti documentali sono raccolti nel Museo Nazionale di Bagdad che, nonostante sia stato dilapidato dopo la caduta della dittatura di Saddam Hussein, conserva ancora reperti e documenti di valore inestimabile delle antiche civiltà della Mesopotamia.  

Ma a chi erano indirizzati tutti questi messaggi? Non si sa con esattezza chi fossero i loro destinatari che potevano essere tanti: gli dei, il sole, la luna, le forze della natura come i lampi, i tuoni, le eclissi;  o gli uomini dello stesso o di altri  clan tribali o quelli delle generazioni furture.

Circa tremila anni fa i Fenici inventarono la scrittura alfabetica che fu la prima grande rivoluzione tecnologica della storia dell’umanità. La scrittura consente di rappresentare la realtà fisica, di esprimere i propri sentimenti di gioia, di dolore, di ansia e di paura e di comunicare le proprie idee agli altri uomini del presente e del futuro. Nascono così i primi documenti che consentono di creare i grandi depositi della memoria, della conoscenza e dell’esperienza.

Allora l’umanità esce dalla buia notte della Preistoria ed entra in una nuova fase del cammino evolutivo della civiltà, più luminosa, più razionale e più confortevole: la Storia. Essa consente di conservare e mettere a disposizione dell’uomo i ricordi e le conoscenze del passato, di modo che egli possa evitare di commettere gli stessi errori o di ripetere le stesse esperienze. Ciò perché la crescita progressiva dell’esperienza genera il patrimonio cumulativo della conoscenza, cui l’uomo può attingere per fare le scelte più convenienti per vivere e andare avanti con il progresso della civiltà. Finalmente l’uomo può disporre di nuovi strumenti, non solo per comunicare, ma anche per difendersi dai pericoli, dominare i rischi, progettare il futuro e costruire le civiltà!

La scrittura ha consentito di tramandare fino a noi i tesori delle antiche civiltà mediorientali, come quella Assiro-Babilonese, Siriaco-Palestinese, Egiziana ed Ebraica, nonché quelle mediterranee, Greca e Latina.

La nostra lingua, la nostra storia, la nostra civiltà e la nostra cultura derivano direttamente da queste ultime e indirettamente da quelle più antiche che ne sono state le progenitrici genetiche. La lingua soprattutto ne ha assorbito gli etimi, i canoni strutturali, l’anima e lo spirito; anche se oggi non è facile districare la matassa filologica di provenienza per poter distinguere gli elementi fondamentali, ormai modificati e riplasmati sotto mutate forme.

Nel Medio Evo gli amanuensi hanno fatto un lavoro eccellente e altamente meritorio copiando e ricopiando i testi antichi che, sottratti all’oblio del tempo e alla cortina di polvere, sono diventati i tesori della scienza, della conoscenza, della storia e della cultura moderna.

All’alba dell’Età Moderna, Giovanni Guttemberg ha inventato la stampa a caratteri mobili, che ha consentito di produrre libri in serie a basso costo e, perciò stesso, ha favorito l’incremento esponenziale del numero dei lettori e di migliorare la qualità dell’informazione e della comunicazione tra gli uomini del proprio tempo e delle generazioni future.

Nell’Ottocento vengono  creati gli stati nazionali che, a loro volta, hanno dato vita anche all’affermazione delle lingue nazionali; e queste, da un lato hanno facilitato la comunicazione tra i cittadini, dall’altro lato hanno determinato la trascuratezza delle parlate regionali e la repressione del potenziale linguistico  dei dialetti e delle parlate locali.

Nel Novecento le esigenze imposte dai traffici commerciali delle economie avanzate, i nuovi processi di industrializzazione, le politiche finanziarie e monetarie degli stati sovranazionali hanno imposto l’inglese come lingua dominante e il dollaro americano come moneta di scambio internazionale.

Nel Duemila le tecnologie informatiche hanno rivoluzionato radicalmente la comunicazione introducendo i nuovi linguaggi digitali che stanno soppiantando progressivamente quelli analogici. Il miracolo tecnologico della rete di Internet ha virtualmente annullato le distanze geografiche e temporali, riducendo l’intero pianeta a un villaggio globale. Tutte queste innovazioni hanno modificato radicalmente le modalità e i tempi della comunicazione, ma non la sua essenza. Questa conserva sempre il potere ideativo, creativo e simbolico, che è la funzione più nobile, specifica della mente umana.